Racconti romani

Se a Roma c’è il Natale e l’Erasmus

IMG_5304

Che hai fatto nel week end pre natalizio a Roma? L’Erasmus.

L’anno scorso, a nostra insaputa – perché non credevamo affatto nelle nostre capacità di coordinamento a distanza tra reduci italiani di un Erasmus a Parigi – è stato istituito il Sacro Ritrovo Erasmus. Dopo Venezia del dicembre scorso, quest’anno siamo stati noi romani a ospitare due genovesi, una lodigiana e una senese. A Parigi tre anni fa ci conoscemmo e ci innamorammo un po’ tutti.

Continua a leggere

Standard
METE PER SCAPPARE DA ROMA

Ma perché torni sempre a Parigi? Cosa accade in un fine settimana francese.

PREMESSA: Se non si è interessati a divagazioni più o meno sensate su Parigi, lasciare perdere.

 

L’aria di Parigi si sente dal terminal B di Fiumicino, quando francesi vari ti calpestano i piedi e non chiedono scusa. Superano con classe la fila. A superare e basta ci pensano i romani –incipit esagerato anche se in talune attese si verifica quest’esatta divisione di ruoli-. Le hostess della Vueling ti parlano in spagnolo insistentemente, nonostante più della metà dell’aereo non lo parli.

 

Torno nel quartiere Marais, dove ho abitato per un anno nel lontano 2010. I negozi cambiano così in fretta –ma sono tutti incredibilmente uguali- che a volte passeggiare lì mi è indifferente. Continua a leggere

Standard
Italia a Pezzi. Viaggio dal Sud al Nord

Italia a pezzi 6: entrare dentro pantaloni skinny a Milano e infine, Genova di cristallo

Questo slideshow richiede JavaScript.

Alla Stazione Centrale di Milano la grande galleria d’acciaio e di vetro stringe tutti sotto di sé; poi, una volta usciti, ci pensa il cielo plumbeo. Invece arriviamo noi e c’è il sole. Sul pavimento dell’atrio, quello che affaccia su Piazza Duca d’Aosta, una quindicina di oggetti animati si muovono freneticamente: prima erano peluche pigri ora sono asinelli o gatti danzanti, una volta barbie inebetite, ora atleticissime coattelle in sella a moto che viaggiano sul pavimento lucido, insieme ad aerei vari. Il regista giapponese si dice soddisfatto dei treni italiani; gli ricordo che ci siamo mossi solo con le Frecce e che non abbiamo messo nemmeno la punta del piede su un regionale; non mi sembra convinto; credo tornerà a casa con l’idea che quelli italiani sono i migliori dei treni possibili. Continua a leggere

Standard
Italia a Pezzi. Viaggio dal Sud al Nord

Italia a pezzi 5: bici sotto i portici di Bologna e jogging tra i ponti di Venezia

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ecco l’inverno pieno. Ormai è fatta. Quella sensazione di essere partita mesi fa, di aver attraversato stagioni intere per raccontare alla tv giapponese cosa sia il gelato artigianale saltellando in giro per l’Italia mi si è cementificata addosso. Bologna me la ricordo bene:  qualche mese fa era tappa del mio Viaggio al Nord per sbirciare nella vita di amici romani emigrati là per studio, o per scappare dalla Sapienza, anche. Il tassista ce l’ha a morte con i punk a bestia di Piazza Verdi, -facile ritrovo degli universitari-, che addirittura si mettono davanti il Teatro Comunale e fanno quelli con i cani buttati per terra ma i soldi ce li hanno eccome.. Me lo dice arrabbiatissimo mentre da passeggero io riscopro cosa sia la calma alla guida. Tutti portano la cintura. Di panni stesi, pochi. Un hotel 4 stelle ci accoglie con dei pannelli zebrati alle pareti. Mi chiedo chi abbia scelto gli interni dell’hotel ma poi mi diverto a leggere la rassegna stampa internazionale, un foglio per ogni Paese. Arrivata alla Spagna mi accorgo che il corso A1 fatto all’Istituto Cervantes nel maggio scorso mi sta volando via.. Continua a leggere

Standard
Racconti romani

Nella Piazza, nella piazza, nella piazza.. Questa è Piazza Navona

IMG_1375

Passando di là, per quel suo lato corto che lega Via di Pasquino a Corso Rinascimento, calpestato milioni di volte, rito di passaggio casa-scuola, ecco, per quel numero di passi, per quel quasi minuto, la Piazza copre e confonde tutto. Solo movimento che sfuma gli impegni della giornata e qualche pensiero. Una volta passata la Piazza, soltanto l’attesa prima di attraversare Corso Rinascimento, in cui di tanto in tanto un caritatevole automobilista si ferma per lasciar passare il pedone, riporta tutto alla normalità. Che sia mediocre, bella o terribilmente orrenda. Continua a leggere

Standard
METE PER SCAPPARE DA ROMA, senza categoria

Monte Argentario in Ferie d’Agosto. Parte Uno

IMG_2295

Nonostante una larga fetta di Roma migri nelle statali e provinciali del Monte Argentario svuotando melanconicamente la Capitale nel mese d’Agosto, unico scopo otturare chilometri di curve maremmane, non parlerò delle rilassanti file targate Roma per raggiungere la Feniglia o Ansedonia. Né delle grandi speranze riposte dal popolo della notte nel Red Carpet di Cala Galera, il cui ingresso ora è condiviso con un Ristorante-Pizzeria-Karaoke, -c’è un tavolo esplicativo apparecchiato all’esterno-. Non racconterò gli escamotage più beceri di prepotenti romani per superare file alla gelateria Le Rose di Porto Santo Stefano –  i Pescatori di Orbetello si sono attrezzati da anni e per mangiare c’è il numeretto -, né quanto sia raro trovare tre panche e tavoli -consecutivi- di autoctoni alla Sagra di Capalbio, senza sentire suoni tipici della Capitale. Eviterò anche cenni al Bar del Porto di Port’Ercole, il cui accesso ai non romani, credo, sia negato. Il ritmo della città lascia spazio a quello del ciabattamento da spiaggia, lento: Clop……Clop. E Roma resta lontana (bah…) soltanto una volta raggiunto il territorio franco del Residence Giannella –a maggioranza toscana, benché anche qui vi siano rappresentanti di quasi ogni municipio della Capitale-. Continua a leggere

Standard
senza categoria

Cosa accade a Roma a fine Luglio?

Mentre si suda molto accadono un sacco di cose a Roma d’estate, quella vera di quasi Agosto.  Io non c’ero mai stata. Ora mi accorgo che i turisti barcollano. E quella tua ansietta di levarteli di mezzo quando cammini aumenta. Impenna, anzi.  E del loro indugiare per ricaricare la macchinetta o consultare la mappa, non te ne importa una mazza. Vorresti spostarli di peso, molto più che in inverno, perché ora hai Caldo e i sampietrini e l’asfalto sono radioattivi. A Piazza Venezia, sere fa, due spagnoli grassocci si erano messi proprio all’imbocco di Via del Corso con la loro carta gigante: poi è capitato che chiunque svoltasse da via del Plebiscito al Corso si fermasse da loro per chiedere dove fosse la tal via. Sempre Fontana di Trevi o Spagna, chiedevano. I due si sono prestati al gioco, io sono rimasta un po’. Poi avevo Caldo. Ho continuato. Continua a leggere

Standard
Smart city

Alla ricerca delle Curvy perdute

 La modella e attrice americana Kate Upton in un servizio di Vogue Spagna. Da L'Espresso, n.27 anno LIXPremessa: sarà tutto sul corpo delle donne, chi ne ha abbastanza, non legga.

Ho il vizietto di sfogliare le riviste prima frettolosamente, per togliermi bene tutto il gusto di quello che scoprirò. Ogni volta mi dico che non lo farò, poi lo rifaccio. Su L’Espresso di questa settimana, mentre scorrevo rapida le pagine mi sono imbattuta in ULTRA CORPI: «Il più spettacolare è quello di Kate Upton Marlyn Postmoderna. Mentre la crisi si acuisce tramonta il tipo anoressico. Torna la donna orgogliosa, vitale e sensuale». Fermi tutti. Si tratterebbe di Kate Upton, 21 anni data in pasto al pubblico con la copertina di Vogue America. Salto a pagina 118 e trovo una figona spaziale appoggiata ad un muretto finto Grecia. E’ di moda dire Curvy. Che nell’immaginario della donna comune lettrice sarebbe grassoccia-pff!-, ma che in realtà è formosa: Tette quindi. Curvy…. Non mi è ancora chiaro cosa leghi questo Curvy alla figona spaziale in foto…  Allora vado su Internet –smascheratore semantico, altroché..- e digito Kate Upton. Tra le centinaia di immagini una cosa salta agli occhi: le Tette. Continua a leggere

Standard
Smart city

LADRI DI PALAZZO. Vizietti tutti italiani del buon vicino di casa

Premessa: Nel mio Palazzo quattro o cinque anni fa rubavano le lampadine: ci sono due grandi appliques nell’androne, contenenti ciascuna due faretti –non è un indovinello di logica, tipo quello delle palline, «Una la do a te, l’altra la passo a Coso..»ecc ecc.-.

Insomma, ogni due giorni c’era qualcuno che rubava le lampadine, seminando mistero e incazzature nel Palazzo. Il sistema era geniale- poi magari non lo è, ma non ho molta dimestichezza con questo tipo di abilità-. Continua a leggere

Standard
senza categoria

Metti un Ciclista a cena

Premessa: Ieri è risuccesso. Da quando sono tornata a Roma mi si chiede quando ripartirò (e io mi rassicuro che No, no, non ripartirò, voglio restare a Roma, schivando sguardi perplessi), e mi si fa un commentino sulla Bici. «A Ben che palle co ‘ste bici, ce tartassi su Facebook co ‘ste bici». E’ capitato pure che un amico di un amico che non vedo da anni, da Milano, chiedesse alla mia cara amica Gaia neo milanese: «ma Ben ora scrive per le bici?». Io sorrido, non mi autocompiaccio, giuro. Però sorrido perché mi accorgo che da quando, ormai da un anno, cerco di muovermi principalmente in bici, l’esterno se n’è accorto. Una metamorfosi possibile, dunque. Sorrido anche quando mi si chiedono informazioni sulle attività ciclistiche romane, come facevo io un po’ più di un anno fa, ignorando cosa fosse una Critical Mass, e sorrido pure quando mi si dice che «Sì sì, verrò alla prossima!». Qualcuno viene, qualcuno no.

Ieri a cena, un amico si scagliava contro I Ciclisti. Che non sanno muoversi, che non si fermano al rosso «E tu Ben? E tu ti fermi o no?», che non sanno andà in bici, e allora perché la prendono? Che al semaforo si fermano, indugiano un po’ guardandosi furtivi a destra e a sinistra per poi schizzare via al momento meno opportuno.  L’amico, ce l’aveva con un Ciclista che gli si era buttato sul cofano autografandoglielo, -l’ho trovato molto poetico, non avevo mai pensato di usare autografare al posto di graffiare-.  C’era anche un amico dell’amico, lui vive a Parigi: pare che lì I Ciclisti facciano di peggio e che rendano la vita impossibile –ma a chi? E cosa faranno mai?? Ma io a Parigi che facevo?? -.

Ieri ascoltavo zigzagando tra battute amichevoli e affermazioni un po’ astiose su questi Ciclisti, e pensavo: ma i CICLISTI CHI????  L’amico dell’amico sosteneva che I Ciclisti non sono Automobilisti, e in quanto tali sono degli inetti alla guida del loro mezzo a due ruote. Io ho provato a fargli presente il mio doppio status di Automobilista /Ciclista, -Allora va bene-, ero un’eccezione. E di nuovo giù con I CICLISTI.  L’altra amica, sorpresa  delle mie sparute e pacate risposte, supponeva ad alta voce «Ben non risponde, già pensa all’articolo su questa cena». Io l’ho presa in parola, ma prima c’ho dormito su. Poi ho pensato che sarebbe stato utile per me e per chi legge provare a riflettere un po’ sullo Strano Caso dei Ciclisti. D’altra parte che vado in bici perché fa radical e perché abito in Centro, che scrivo di bici perché fa radical e pure un po’ perché  abito in Centro, me l’hanno sempre detto, allora oggi su Smart City, -e dove sennò?- ho sentito proprio il bisogno di riflettere sul radical, le bici e il Centro.

L’altra amica ieri ha provato con i sensi di colpa: «Bè, ma tu all’università ci andavi in macchina, no?» e l’altro amico «Ahhhhh, lo vedi!!!!!!», e «Se andrai all’UniveristàDoveVorrestiAndareL’annoProssimo prenderai per forza la macchina», e «Se abitassi ai Parioli, con quelle salite..altro che bici. E se non abitassi in Centro, pff». Io provavo a ricordare che Via Quattro Novembre non è l’Everest e che Bruxelles, dove ho abitato pedalando, è i Parioli più grande, un ammasso di sali e scendi. Ma niente.

Sì, io all’Università la Sapienza di Roma- Facoltà di Lettere e Filosofia sono sempre andata in macchina: era il mio principale mezzo di trasporto, che usavo anche per andare da casa a Via Nazionale, -25 minuti a piedi, 10 in bici-.  Da poco più di un anno ho semplicemente cercato di cambiare le mie abitudini, usando di più la bici con cui prima mi muovevo solo in Centro, per timore degli spostamenti lunghi su strade molto trafficate e perchè ero assuefatta alla mia C1. L’anno vissuto a Parigi, tra Metro e Velib,  i sei mesi a Bruxelles, il contatto con le realtà cittadine legate all’universo della Bici hanno a poco a poco smorzato i timori e amplificato la mia voglia di pedalare. Questo non vuol dire che io non utilizzi più la macchina, che ho e continuerò ad usare, ma che lo faccia in modo diverso, evitandola quanto più  possibile. Nell’ultimo anno sono stata educata ad un nuovo tipo di Mobilità, e sono state altre città europee, I CICLISTI, il Movimento Salvaiciclisti di Roma, l’ambiente colorato delle Critical Mass, a operare questa diabolica metamorfosi. Sono viva, tutta intera.

L’amico e l’amico dell’amico ieri a cena mi hanno rinfacciato di vivere in Centro: «La fai facile tu con ‘sta bici», ma come ogni volta che qualcuno me lo dice, penso a tutti i Ciclisti romani, parigini, brussellesi, newyorkesi che ho incontrato negli ultimi due anni e che di km pedalando ne fanno tanti ogni giorno, senza abitare in Centro, lavorando, avendo una giornata impegnata e per nulla statica, che presuppone spostamenti. «Ma andate a lavorare» è senza dubbio l’invito che l’Automobilista arrabbiatissimo indirizza più spesso ai Ciclisti durante la Critical Mass, quando per sensibilizzare la città alle due ruote sostenibili  viene bloccato il traffico. Alla Critical mass non partecipano solo studenti come me che abitano in Centro, ma persone di tutte le età, che lavorano, che svolgono le professioni più disparate e che abitano in ogni parte di Roma. A Bruxelles un signore mi raccontava che veniva alla Critical Mass da Namur, prima con il treno, poi pedalando.

Ieri sera ho proposto di spostare la conversazione sugli Automobilisti –della quale, ripeto, faccio parte anch’ io- e di elencarne punto per punto colpe e difetti. Poi però è arrivato il conto e la parte di serata in cui ci si lamenta perchè qualcuno ha proposto di Non pagare alla romana.

Se ne riparlerà, sono fiduciosa.

Standard