Racconti romani

Nella Piazza, nella piazza, nella piazza.. Questa è Piazza Navona

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Passando di là, per quel suo lato corto che lega Via di Pasquino a Corso Rinascimento, calpestato milioni di volte, rito di passaggio casa-scuola, ecco, per quel numero di passi, per quel quasi minuto, la Piazza copre e confonde tutto. Solo movimento che sfuma gli impegni della giornata e qualche pensiero. Una volta passata la Piazza, soltanto l’attesa prima di attraversare Corso Rinascimento, in cui di tanto in tanto un caritatevole automobilista si ferma per lasciar passare il pedone, riporta tutto alla normalità. Che sia mediocre, bella o terribilmente orrenda.

Sul lato corto, davanti l’Ambasciata del Brasile, una ragazza strimpella un’arpa più grande di lei e attira tutti. L’indice di gradimento degli artisti di strada da parte del grande pubblico dei passanti è dato dalla loro compostezza nel disporsi ad ammirare l’opera, che sia una schitarrata, un lancio di fuochi o un mimo fastidioso, o no. Da giorni la ragazza con l’arpa gigante attira attorno a sé un cerchio compattissimo e perfetto.

Un americano del Minnesota l’altro giorno mi ha raccontato la sua versione della Fontana dei Quattro Fiumi. Mi indicava l’omone con la mano alzata e mi diceva che uno di quelli era il fiume Mississippi e che allora si sentiva a casa, nonostante si trattasse solo di uno scambio universitario a Roma. Ero perplessa ma non ho esposto i miei dubbi sulla leggenda. A casa ho controllato, e Wikipedia mi ha confermato che il fiume di S. -o l’Americano- è il Rio della Plata. Non il Mississippi. L’ho portato a Sant’Ivo alla Sapienza il primo giorno di riunione della Giunta per le Elezioni e le immunità del Senato. Si è fatto riprendere da qualche telecamera perché prima di raccontargli il caso Berlusconi gli avevo raccontato del Borromini, dei Barberini, dell’Università di Roma fondata da Bonifacio VIII, dell’attuale sede dell’Archivio di Stato, nonché sede di studio della mia cara amica N., che sta per diventare archivista, appunto. Lui si è distratto e si è fatto riprendere. Paolini aveva un completo anni ’80, metà nero metà bianco. Il nuovo Paolini, quell’uomo che mangia sempre una penna dietro alle telecamere, c’era anche lui. Una turista, perché ce n’erano tanti, mi chiedeva chi fosse quello col completo half white half black. E io ho lasciato stare il Caso Berlusconi, Sant’Ivo alla Sapienza e il Borromini e ho raccontato la storia di Paolini.

Non c’è spazio nella Piazza. Guardando i banchetti di quadri e disegni mi si confondono i colori. Sono tanti, sono troppi. Il quadretto, sapessi disegnare e fossi turista, me lo farei io. Ma non ho forse comprato a Natale a Bruxelles un libricino di schizzi della città per bambini con dei dinosauri dentro che non c’entravano nulla? Mi dico che dovrei essere più tollerante verso la scelta di taluni turisti in fatto di souvenir. Scegliete voi, va bene. Ma ogni banchetto di disegni dovrebbe occupare la metà dello spazio nella Piazza. Nella parte centrale non si cammina perché è dei banchetti. E va bene. Va bene? Il signore con i capelli lunghi e grigi e i baffi  che faceva ballare le sue dita vestite da pupazzetti non c’è più.

Camminano tutti veloci. Guardano il cielo, guardano la scritta de il Sogno, riconoscono la terrazza della Loren di Ieri, Oggi e Domani, la camera da letto dove Mastroianni le ululava di piacere e divertito. Socchiudono gli occhi per osservare le riproduzioni di case, le casette delle bambole di Berté, aguzzano la vista per un posto in panchina dove sedersi a leggere il giornale, osservano l’allineamento dei sampietrini, immaginano le gare nell’ex Stadio di Domiziano, roba di tifoseria antica, ma nemmeno poi tanto. Si crucciano perché non capiscono come l’indianino possa sollevare l’altro indianino con la sola forza di un braccio –e un tubo-, cercano un tavolinetto con una pizza vera e un gelato di latte e uova. Immaginano di quando le macchine le correvano intorno, alla Piazza, oggi chiusa al traffico; fanno passi indietro col tempo e ripiombano all’8 dicembre e alle baracche di Natale. Anche quest’anno la Porchetta d’Ariccia e le ciambellacce fritte giganti sottrarranno spazi alle bancarelle storiche, al loro muschio e al sughero dei presepi? L’unica certezza sarà arrivare sul lato lungo, verso Corso Rinascimento, e vedere che la postazione della bancarella dei giochi di prestigio è ancora là. Questo pensano gli spettatori della ragazza con l’arpa grande che suona il Favoloso mondo di Amelie, sottraendole i diritti e la fama facile di eroina evocatrice di città romantica, da film e d’amore.

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