METE PER SCAPPARE DA ROMA

Torre Astura o come fuggire da Fregene, Ostia e Capocotta per una domenica

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Che ce siete venuti a fà? Con lo strato lucido di sudore addosso, quello misto a crema, domenica mattina, con l’asta dell’ombrellone da spiaggia sotto l’ascella, una donna ci guarda serissima. Volevamo solo vedere Torre Astura, noi. Scappare da Roma, evitare la solita giornata a Fregene o Ostia o Capocotta – quest’ultima nettamente migliore in quanto a qualità delle acque – Volare di buon mattino verso Nettuno, a Sud, in questo mare fantastico che c’era stato raccontato, all’ombra della torre medievale nata sui resti di quella villa dove probabilmente Cicerone passava le vacanze. È ‘n poligono de tiro, ce venivamo da piccoli. Mo però c’è troppa fila, abbandoniamo. È il marito della donna sudata che ci parla. Ma noi no, noi resistiamo. Sono le undici, il sole picchia, le ciabatte e il costume incollati, la pizza tagliata per tutti accartocciata in borsa, albicocche calde e in parte già molle, l’acqua ancora fredda. In piedi, su uno sterrato che sa di prato e polvere nel periodo dei pollini ad aprile. Continua a leggere

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Racconti romani

“Che figura!” Le figure retoriche te le illustra Cecilia Campironi

Del liceo classico ti resta la voce del prof. che legge in metrica, trasportare il GI, il dizionario di greco, un po’ ovunque. Poter dire su due piedi, con estrema sicurezza, se è meglio l’Iliade o l’Odissea e quegli eroi che non era affatto male conoscere. Se sei illustratrice, da grande ti può venire in mente di trasformare le figure retoriche in personaggi parlanti. Cecilia Campironi l’ha fatto: il libro si chiama “Che figura!” – Quodlibet/Ottimomassimo – e racconta la parafrasi, la tautologia, l’ossimoro. Insomma tutta la galleria di figure retoriche possibili giocosamente semplificate ed illustrate, pronte per essere capite anche da un bambino. Ma li hai conosciuti tutti questi personaggi? Chiede una seienne a Cecilia durante la presentazione del libro sfogliando le pagine con le mani piccole. Forse per lei l’ossimoro rimarrà sempre un mago, pure tra un’analisi del testo e un saggio breve improvvisato alla maturità.

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Racconti romani

L’Appia Day. Storia di ciclisti, battesimi, macchine e polline

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Alla fine ieri l’Appia Day è stato tipo vedere una Roma in miniatura di romani a piedi, a pedali, su ruota – anche macchina – o su pattini, su e giù per la Regina Viarum. I sanpietrini prima, il basolato poi. Pini e papaveri, erba da allergia, rose che spuntano da cancelli di ville belle che vabbè, iscrizioni, panini, rovine, pranzi seduti su prato o su tavoli, cornetti Algida e tortini di zucchine bio. Gazebo – per definizione brutti -, cappelli da texano, texani, file per fontanelle, file per bus, pedalate disinvolte, sudate, turisti pigri, curiosi veri, romani fricchettoni, romani che stanno lì a caso Ma sta Cecilia Metella è lontano? Pattini, ragazzini coi pattini, ragazzini che si incastrano sul basolato e piangono, ragazzini che cadono sul basolato si sbucciano e piangono. Poi ridono. Mariti e mogli, figli che litigano con le madri, genitori che fotografano i figli, genitori in tuta, figli che a due anni giocano col tablet ma anche a pallone, adolescenti al cellulare seduti sul marmo di chissà chi, urla, polline vagante, preti, battesimi, comunioni, matrimoni, calze di nylon, turchese brutto dei vestiti da cerimonia, ruggine sui cartelli dell’Appia di 30 anni fa, infradito, camperos, monopattini pure.

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Racconti romani

Se i milanesi fricchettoni amano Roma o storia di un’amicizia sfrantumata, ma non troppo


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Che qualcosa sia andato storto lo dimostra una tenda parcheggiata nel bagagliaio di una macchina da un anno e otto mesi e altrettanti mesi di assenze. Oh devi riportarmi la tenda e vedere casa nuova. Oh devo riportarti la tenda e devo vedere casa nuova. Ce lo siamo dette per tutto questo periodo e poi non se n’è fatto niente. Succede così tra persone, a volte. Che un milanese possa invaghirsi di Roma lo dimostra lei, impiantata a quartiere Trieste quasi tre anni fa, con intervalli milanesi e qualche salto tra Tor Marancia, Tiburtina e Trastevere. Continua a leggere

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Le tentazioni di Santa Francesca Romana, una volta l’anno e a tempo

IMG_3708Ci sono posti a Roma che sono aperti un giorno l’anno. Se non becchi quel giorno, se fai tardi, se ti scordi, ciao. Allora l’altro giorno una persona cara mi ha detto Se hai un attimo vai alle Stanze di Santa Francesca Romana a Tor de Specchi, splendide pitture murali, tipo fumettoni medioevali. È stato quel fumettoni medievali.. Da quel momento non ho fatto altro che pensare ai fumettoni. Continua a leggere

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Attese di Padre Pio e lo strano caso di via del Banco di Santo Spirito

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Mentre la fede prende la forma di file dietro transenne a Piazzale del Verano per l’attesa di Padre Pio, ad Appio Latino, sotto una veranda abusiva ecletticamente costruita – plasticone bianco spesso, plasticone trasparente, struttura un po’ legno un po’ mattoni e toppe di scotch-, tre signori si fermano a pranzo. Volete accomodarvi in veranda? Oltre a prodigi tipo San Pietro dal buco della serratura, ci sono questi altri spazi di Roma che non t’aspetti. Nascondigli dalle forme irregolari ricavati con un abusivismo certosino, invisibili dall’esterno, incredibilmente spaziosi all’interno. Inesauribili fonti di romanità. L’altro giorno in ospedale è venuta Katia, la moglie de Ascanio del Grande Fratello. Non te dico er panico che s’è creato/ Ma chi? ‘A principessa? /Ma no, mica è principessa!/ Ao, Ascanio è conte!/ Vabbè, Katia. Nun sai quant’è bella.

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