METE PER SCAPPARE DA ROMA

Torre Astura o come fuggire da Fregene, Ostia e Capocotta per una domenica

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Che ce siete venuti a fà? Con lo strato lucido di sudore addosso, quello misto a crema, domenica mattina, con l’asta dell’ombrellone da spiaggia sotto l’ascella, una donna ci guarda serissima. Volevamo solo vedere Torre Astura, noi. Scappare da Roma, evitare la solita giornata a Fregene o Ostia o Capocotta – quest’ultima nettamente migliore in quanto a qualità delle acque – Volare di buon mattino verso Nettuno, a Sud, in questo mare fantastico che c’era stato raccontato, all’ombra della torre medievale nata sui resti di quella villa dove probabilmente Cicerone passava le vacanze. È ‘n poligono de tiro, ce venivamo da piccoli. Mo però c’è troppa fila, abbandoniamo. È il marito della donna sudata che ci parla. Ma noi no, noi resistiamo. Sono le undici, il sole picchia, le ciabatte e il costume incollati, la pizza tagliata per tutti accartocciata in borsa, albicocche calde e in parte già molle, l’acqua ancora fredda. In piedi, su uno sterrato che sa di prato e polvere nel periodo dei pollini ad aprile.

La gente apre gli ombrelloni colorati, trova riparo così. Con gentilezza si può chiedere di sfruttare l’ombra altrui. A me hanno detto sì. Aspettiamo di salpare, navigare sull’acqua verde marcio del piccolo rio Astura e poi approdare, finalmente, alla Torre. Sdraio, cani, ombrelloni, borse frigo grandi come mini frigo veri, trolley, pure. Riconosciamo subito i nostri simili, quelli che sorridono con l’entusiasmo di chi è scampato da Fregene per un giorno e sì, suda, ha caldo, ma sta per affrontare un mini viaggio in barchetta e a breve vedrà sta torre. E suona tutto così esotico. Ecco, noi siamo i nuovi, poi ci sono i bagnanti esperti, pazienti, organizzati in una routine fatta di borse e borsoni, attese composte, sudore asciugato con garbo, poche lagne, zero risolini. Avanziamo a botte di venti persone. Un amico tiene il conto, impaziente. Dovremmo essere sul prossimo. I due gozzetti, quello dipinto da squalo, con le branchie proprio, l’altro hippy coi fiori, procedono non proprio spediti. Portofino l’amo ‘nventato noi! I barcaroli sono estremamente gentili, aiutano la salita e la discesa, intrattengono ma senza essere molesti.IMG_0515Per raggiungere Torre Astura si può: o scavalcare svariati cancelli, alti, di metallo verde, coi cartelli ZONA MILITARE – perché tutta l’area, oltre 10 chilometri di costa, fa parte del Poligono di Tiro di Nettuno ed è di proprietà del Ministero della Difesa – o camminare per un’oretta e passa in un sentiero di una bella pineta che piacque anche tanto anche a D’Annunzio, o affidarsi ai padroni di Torre Astura.

Un sistema di autogestione perfettamente funzionante nel quale il turista-bagnante può trovare tutto ciò che serve. Parcheggio custodito – euro 2, leggo su internet che fino a due anni fa era offerta libera – e servizio barchetta. Certo, poi la spiaggia è totalmente sfornita di servizi, bagni, baretti, grattacheccari, cocco, e tu devi saperlo prima di arrivarci, organizzarti davvero. Ma cosa importa? Abbiamo preso la via Pontina alle 9 in punto – il terrore del traffico che si impossessa di un romano, soprattutto nel giorno libero, gli permette risvegli ad orari impensabili. Come le 8.10 di domenica – Abbiamo affrontato dignitosamente svariate prepotenze di suv e coatti vari che corrono come animali su una delle strade più pericolose d’Italia, abbiamo superato Borgo Sabatino e preso il nostro pranzo al sacco scoprendo che alle 9.50 di mattina, in provincia di Latina, si gioca duro a carte.IMG_0554La storia poi finisce bene: sciolti dal caldo, con un euro e cinquanta, salpiamo. Proseguiamo a piedi nella pineta, dove le cicale cantano forte. Esperti ci aprono la strada, trasportando sempre quei trolley, quei frigo, quei cani. Arriviamo. Intere case e casette di legno, di telo plasticoso, molte delle quali ammobiliate, sono state ricreate su quei lidi. Dureranno una giornata e poi scompariranno via terra o via fiume, grazie al gozzetto squalo o hippy. Conchiglie e conchigliette di ogni tipo, l’acqua limpida sul serio, alghe d’un verde brillante che sembrano chiome di piccoli alberi. Tutto intorno, un’atmosfera che esalta il romano insoddisfatto, lamentoso, deluso dalla settimana passata o dalla vita, e talvolta pure dal mare del litorale laziale. Perché non è vero che il mare è sempre bello. La Torre eccola: un edificio massiccio, raggiungibile percorrendo un ponticello. Chiaramente tutto chiuso, il portone ben sigillato. Oltre la spiaggia, il verde della macchia mediterranea. Nel mezzo qualche torretta di avvistamento militare sgangherata, carcasse di cemento da cui filtra l’azzurro limpido del cielo di Nettuno, pure di un certo fascino. Ci facciamo strada e arriviamo sotto la Torre. La routine da spiaggia prosegue tranquilla. Io rido. La novità di una domenica riempie anche i più irrequieti. Qui non c’è niente di cui potersi lamentare legittimamente. Niente. Mamme e famiglie mi guardano. Se sistema prima er reggiseno, poi i capelli, poi l’occhi, ma che se sta a fotografà? Paste e insalate di riso, vampate di canna, Super Santos e racchettoni. A largo, barche a vela e mini yacht, anche. Sotto, i resti della villa di Cicerone. Rovine pericolanti, c’è scritto. Come nella pineta c’era scritto Pericolo di frana, Pericolo di caduta rami. È tutto maledettamente pericoloso, ma non sembra, ed è così bello.IMG_0555 2Il servizio barca funziona ininterrottamente fino alle 19, con un’efficienza impressionante. Bentornati, siete stati bene? Chiedono i parcheggiatori. E si risponde confusi, per il caldo, perché noi non avevamo ombrelloni, non eravamo organizzati, e pare che il sole di Torre Astura scotti di più. Che quando sul legno del moletto leggiamo Good Bye quasi dispiace un po’ rimboccare la Pontina, scoprire che per evitare gli ingorghi c’è via di Trigoria, sì quella della AS Roma, e un sacco di monnezza qua e là. E Roma riappare tra un cartellone di discount e i primi palazzoni. Poi Tor Pagnotta, il raccordo, il Colosseo Quadrato, casa.IMG_0485

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