METE PER SCAPPARE DA ROMA

Torre Astura o come fuggire da Fregene, Ostia e Capocotta per una domenica

IMG_0491


Che ce siete venuti a fà? Con lo strato lucido di sudore addosso, quello misto a crema, domenica mattina, con l’asta dell’ombrellone da spiaggia sotto l’ascella, una donna ci guarda serissima. Volevamo solo vedere Torre Astura, noi. Scappare da Roma, evitare la solita giornata a Fregene o Ostia o Capocotta – quest’ultima nettamente migliore in quanto a qualità delle acque – Volare di buon mattino verso Nettuno, a Sud, in questo mare fantastico che c’era stato raccontato, all’ombra della torre medievale nata sui resti di quella villa dove probabilmente Cicerone passava le vacanze. È ‘n poligono de tiro, ce venivamo da piccoli. Mo però c’è troppa fila, abbandoniamo. È il marito della donna sudata che ci parla. Ma noi no, noi resistiamo. Sono le undici, il sole picchia, le ciabatte e il costume incollati, la pizza tagliata per tutti accartocciata in borsa, albicocche calde e in parte già molle, l’acqua ancora fredda. In piedi, su uno sterrato che sa di prato e polvere nel periodo dei pollini ad aprile. Continua a leggere

Standard
METE PER SCAPPARE DA ROMA

“La vita è una, breve, brutta e piena di guai” o i colori del Festival dei Due Mondi di Spoleto

IMG_0002Dalle acciaierie di Terni al paesino natale della cara amica C. è un attimo, più qualche rotonda se ci si perde. Sfrecciando in macchina sulla statale 79 Terni-Rieti ci sono le casine scenografia de La Vita è bella ancora intatte – scopro ora che si tratta degli studios di Papigno – . In altol’ultra moderno Ponte delle Marmore spacca la roccia e fa un po’ paura; più avanti la Cascata delle Marmore scorre, o scorre poco perché il flusso lo decide qualcuno dall’alto – basta informarsi sul sito in Orari di rilascio dell’acqua -. Rivivo in tre giorni i ricordi di infanzia della cara amica C. nel paesino che anche Iacopone da Todi nominò nella Laude XVII. Paesaggi e personaggi si mescolano con quelli che ricordo io, solo qualche chilometro più in là, nel Lazio. In quell’altro paesino d’origine di bisnonni – che su Wikipedia segna 27 abitanti- , in cui si andava d’estate o durante la Befana.
Continua a leggere

Standard
METE PER SCAPPARE DA ROMA

Ma perché torni sempre a Parigi? Cosa accade in un fine settimana francese.

PREMESSA: Se non si è interessati a divagazioni più o meno sensate su Parigi, lasciare perdere.

L’aria di Parigi si sente dal terminal B di Fiumicino, quando francesi vari ti calpestano i piedi e non chiedono scusa. Superano con classe la fila. A superare e basta ci pensano i romani –incipit esagerato anche se in talune attese si verifica quest’esatta divisione di ruoli-. Le hostess della Vueling ti parlano in spagnolo insistentemente, nonostante più della metà dell’aereo non lo parli.

DSC_0778

Torno nel quartiere Marais, dove ho abitato per un anno nel lontano 2010. I negozi cambiano così in fretta –ma sono tutti incredibilmente uguali- che a volte passeggiare lì mi è indifferente. Continua a leggere

Standard
METE PER SCAPPARE DA ROMA

Monte Argentario in Ferie d’Agosto. Parte Due

IMG_2225

Si può leggere solo se avete letto la PARTE UNO. Se non l’avete fatto, eccola qui

-L’animaccia tua sbrigate! Scatto subito sull’attenti per dare un volto al vicino romano di turno: dall’alto vedo un bambino di sei anni che grida incitando il compagnetto a sbrigasse ‘co sta bici. Poi ride di gusto e fa ridere anche me che da lassù tento sessioni di studio. A giugno fui colpita dal barbecue in strada, assolutamente vietato dal regolamento del Residence e pure un po’ dal comune senso civico. La famiglia, noncurante, cuoceva braciole in strada e i miei amici parigini osservavano la scena per tutto il tempo della cottura. Continua a leggere

Standard
METE PER SCAPPARE DA ROMA, senza categoria

Monte Argentario in Ferie d’Agosto. Parte Uno

IMG_2295

Nonostante una larga fetta di Roma migri nelle statali e provinciali del Monte Argentario svuotando melanconicamente la Capitale nel mese d’Agosto, unico scopo otturare chilometri di curve maremmane, non parlerò delle rilassanti file targate Roma per raggiungere la Feniglia o Ansedonia. Né delle grandi speranze riposte dal popolo della notte nel Red Carpet di Cala Galera, il cui ingresso ora è condiviso con un Ristorante-Pizzeria-Karaoke, -c’è un tavolo esplicativo apparecchiato all’esterno-. Non racconterò gli escamotage più beceri di prepotenti romani per superare file alla gelateria Le Rose di Porto Santo Stefano –  i Pescatori di Orbetello si sono attrezzati da anni e per mangiare c’è il numeretto -, né quanto sia raro trovare tre panche e tavoli -consecutivi- di autoctoni alla Sagra di Capalbio, senza sentire suoni tipici della Capitale. Eviterò anche cenni al Bar del Porto di Port’Ercole, il cui accesso ai non romani, credo, sia negato. Il ritmo della città lascia spazio a quello del ciabattamento da spiaggia, lento: Clop……Clop. E Roma resta lontana (bah…) soltanto una volta raggiunto il territorio franco del Residence Giannella –a maggioranza toscana, benché anche qui vi siano rappresentanti di quasi ogni municipio della Capitale-. Continua a leggere

Standard