METE PER SCAPPARE DA ROMA, senza categoria

Monte Argentario in Ferie d’Agosto. Parte Uno

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Nonostante una larga fetta di Roma migri nelle statali e provinciali del Monte Argentario svuotando melanconicamente la Capitale nel mese d’Agosto, unico scopo otturare chilometri di curve maremmane, non parlerò delle rilassanti file targate Roma per raggiungere la Feniglia o Ansedonia. Né delle grandi speranze riposte dal popolo della notte nel Red Carpet di Cala Galera, il cui ingresso ora è condiviso con un Ristorante-Pizzeria-Karaoke, -c’è un tavolo esplicativo apparecchiato all’esterno-. Non racconterò gli escamotage più beceri di prepotenti romani per superare file alla gelateria Le Rose di Porto Santo Stefano –  i Pescatori di Orbetello si sono attrezzati da anni e per mangiare c’è il numeretto -, né quanto sia raro trovare tre panche e tavoli -consecutivi- di autoctoni alla Sagra di Capalbio, senza sentire suoni tipici della Capitale. Eviterò anche cenni al Bar del Porto di Port’Ercole, il cui accesso ai non romani, credo, sia negato. Il ritmo della città lascia spazio a quello del ciabattamento da spiaggia, lento: Clop……Clop. E Roma resta lontana (bah…) soltanto una volta raggiunto il territorio franco del Residence Giannella –a maggioranza toscana, benché anche qui vi siano rappresentanti di quasi ogni municipio della Capitale-.

Il Residence G. è guardato con sospetto da taluni residenti estivi del Monte Argentario. Quella scritta in cemento bianco e il bar- il cui retro di videogiochi e macchinette coperti da un tettino un po’ baraccopoli-, non aiuta forse. Il Monte offre alla vista, e ogni anno di più, metri cubi di case, villette e hotel sottraendo volumi di Macchia mediterranea di quei verdi meraviglia che dovrebbero essere preservati, non cementificati. Il nostro Residence, dei suoi pini e delle distese di Pitosforo ne fa un vanto, traendo da piante e fiori il nome per i suoi isolati di case e casette. C’è chi è Margherita e chi Girasole. Io sono cresciuta Magnolia. Causa soggiorno newyorkese, -la cui griglia di Street e Avenue porta con sé un fascino tutto opposto alla nomenclatura hippy del Residence G.-, la scorsa estate ho saltato l’appuntamento annuale col mio amato luogo di villeggiatura estiva. Quest’anno quindi, a giugno, mi ci sono rifiondata, coinvolgendo nell’esperienza catartica anche due amici parigini che hanno amato Residence e Monte. Nulla sembra essere cambiato all’interno di questo microcosmo in cui sono stata accudita nei mesi estivi da due Nonne e una Mamma che ci trascinava, me e mio fratello, in rocambolesche imprese alla Coop di Orbetello (quest’anno soppiantata da un Trony gigante, con tutto lo scombussolamento emotivo causato al momento della scoperta del trasferimento di locali).

Ho imparato a camminare e a innamorarmi qui e le ginocchia portano ancora i segni delle lotte col brecciolino frutto di epiche scivolate in bici, quando spericolati slanci d’emulazione verso bambini esperti ciclisti mi buttavano sull’asfalto per tentare l’impresa della biciclettina senza rotelle. La goliardia o forse l’Ora del silenzio del Residence, –che scopro solo ora non esistere nel Regolamento del Condominio-, spinge la prole del posto alle gesta più estreme: quest’anno sono stata accolta da un incendio in laguna frutto di un pomeriggio al lancio di petardi. I canneti dell’odorosa laguna hanno preso fuoco. E i pompieri hanno affollato il Residence per i giorni successivi. Il pettegolezzo è parte fondamentale del Residence G. Ferragosto senza la storia del lancio dei petardi non sarebbe stato lo stesso. I tre piccoli, (o i due?) lanciatori di petardi, spaventati si sono costituiti (o li hanno colti con le mani nel sacco?) –la Verità ha contorni sfumati al Residence G.-.

Camminando nei vialetti tocco con mano la spericolatezza di anziani al volante che sfidano le rapide apparizioni in curva di bambini e cuginetti di tutte le età in sella ai loro bolidi. Il ricambio di affittuari evita la noia da vicinato. Cani di piccola taglia, uniti al pianto di neonati – inevitabile conseguenza del boom delle nascite che si è registrato quest’anno tra gli affittuari/proprietari del Residence- allietano il nostro risveglio. Il grido di canetti e bambini non è vietato dal regolamento di Condominio, ma l’uso degli zoccoli in legno o scarpe rumorose in casa sì. E dal terrazzo, è un susseguirsi di voci. Scrissi che da quella postazione non origlio, ma capto suoni sparsi; lo ripeto. Così oltre al perpetuo suono di cicale e uccelli vari e alla saltuaria caduta di pigne dai fragorosi Toc!, dal giardino di fronte due infanti vengono accuditi mattina, pomeriggio e sera da tate asiatiche. Impossibilitata ad ascoltare causa eccessiva lontananza mio terrazzo/loro giardino, mi è stato detto che le tate passano ore a cullare i bimbi parlando via auricolare nelle loro lingue madri.

-L’animaccia tua sbrigate…….. (Continua…)

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