Racconti romani

Se i milanesi fricchettoni amano Roma o storia di un’amicizia sfrantumata, ma non troppo


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Che qualcosa sia andato storto lo dimostra una tenda parcheggiata nel bagagliaio di una macchina da un anno e otto mesi e altrettanti mesi di assenze. Oh devi riportarmi la tenda e vedere casa nuova. Oh devo riportarti la tenda e devo vedere casa nuova. Ce lo siamo dette per tutto questo periodo e poi non se n’è fatto niente. Succede così tra persone, a volte. Che un milanese possa invaghirsi di Roma lo dimostra lei, impiantata a quartiere Trieste quasi tre anni fa, con intervalli milanesi e qualche salto tra Tor Marancia, Tiburtina e Trastevere. IMG_4135Nonostante incompatibilità abissali, diversità che proprio non ci legano, di tanto in tanto, ma tipo dopo lunghi mesi, ci ritroviamo e ci raccontiamo un sacco di cose. Capita molto raramente, ma così non ci perdiamo mai. In mezzo c’è sempre quell’esplodere a caso di un Roma è proprio bella! della milanese, quasi sempre per cose così piccole da far sorridere. Lo fa per darmi soddisfazione, forse, e io me la prendo tutta. Poi un sacco di silenzi e vaghe ripromesse di vediamoci presto. Come exemplum di gente forte che passa da Roma c’è una tabaccaia che un giorno le ha detto Senti cara, non è che passi da viale glorioso? Perché ho qui il carichino del ragazzo che lavora al negozio riparazione pc, non è che potresti portarglielo tu? 

IMG_4149La milanese fricchettona è impermeabile ai giudizi sullo sfascio di Roma che pure c’è. Ha lo sguardo disincantato su tutto. A viale Libia ha i bangla sotto casa come modello di romani virtuosi. Ma è a Marconi che riesce a succhiare l’essenza della Roma vera. Ci sono posticini improbabili dove prendere il pranzo nella pausa lavoro. Mi dice che il suo preferito è uno è fa solo pesce, soprattutto fritto. La gente si siede nei tavolini fuori, al sole, e sta le ore a mangiarsi ste cose zozzissime che col profumo di limone sembrano prelibatezze assolute. Quando voglio farmi pranzetto felice vado là e mi prendo cose tipo gnocchetti alle cozze. Poi a volte attraverso ponte Marconi. E mi sono accorta che a destra CI STANNO I CAVALLI e a sinistra LE BARCHE. In fondo la Basilica di San Paolo. Insomma, io trovo tutto questo meraviglioso.

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Quando m’ha detto questo ho pensato che aveva capito Roma. Tre anni fa la scopriva con una lentezza disarmante. La scambiavo per pigrizia. Io che divoro i posti con una velocità che lei non tollera. Invece se la scopre poco a poco, con calma. Sempre quello stupore da prima volta. Le avevo regalato le Isole di Lodoli per questo.

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Sai per me cos’è Tor Pignattara? È dove c’è Betto e Mary, che ho solo visto da fuori la sera della mostra di Agostino Iacurci. In quel periodo abbiamo girato un mese per fare un video sulla street art. Tor Pignattara, Ostiense, Garbatella, Prenestina, Quadraro, Mandrione, San Lorenzo, Pigneto. Siamo tornate a girare un sacco di volte. Divagavamo tra kebab e panini. Perdevamo un sacco di tempo a cercare di comunicare coi gatti nei cortili a Garbatella, coi cani a Largo Preneste. Rimanevamo bloccate a via di Acqua bullicante come a via Druso, per ore. Alla milanese fricchettona piace moltissimo il suono di Settebagni, credo la metta di buonumore. Poi è arrivato il Natale e non ci siamo riviste. Roma immersa in quelle luci sconclusionate, tutte diverse, l’odore di camino, i ricordi in testa e quel signore che ti consegna un pacco di Amazon e che ti dice Ammazza che buon profumo che c’hai.

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Quando cazzo ce lo prendiamo questo caffè? C’è voluto questo per farci rincontrare. Eravamo sedute sul balconcino della sua nuova casetta. Dopo mesi dal ritorno a quartiere Trieste ho lasciato per la prima volta in 26 anni la macchina in un garage a ore. Il tipo m’ha convinto che era proprio così che funziona, si lasciano le chiavi attaccate. A nulla è servito dire che non era per lui, è che proprio non mi fido di nessuno. IMG_2855

Ma alla fine a Roma come stai? Dice che sta bene e chiude sempre le tende. Perché di fronte, in questo gigantesco condominio, ci sono 60 finestre. Qualche coppia di anziani davanti, una pischella magra che fuma e altri quadratini luminosi sparsi qua e là. Sotto casa, sul muro, c’è scritto Comitiva Trieste. Prima di attraversare il condominio gigantesco la guardo e cerco di capire che è sta comitiva. I quartini del Giulio Cesare? I fuorisede della Luiss? Gente x nata e cresciuta a quartiere Trieste? Ripenso ai due anni tra quelle strade in cui ancora mi perdo. Pare che Roma agli inizi sia faticosa Giralo tu oltre un mese e mezzo in un ostello a Tor Marancia, in uno che sa di muffa, in uno a Trastevere. Recuperiamo qualche storia, aggiorniamo i curricula. Che l’ultima volta che ci siamo viste per bene è stato in un cortile nascosto dell’Accademia di Brera. Io vestita come a un matrimonio, reduce dalla laurea di un’amica bocconiana, lei coi suoi amici fricchettoni. Poi tutti a fumare nel cortiletto.

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Un giorno perde il portafoglio, monta sul treno sbagliato per andare a Milano. Non salga più sui nostri treni, il controllore si incazza. Scende a Bologna, e quando la tossica alla stazione le chiede cinque euro lei non si scompone e le racconta tutto. La tossica prima non le crede, poi finisce che le dice Oh mi dispiace e le dà una pacca sulla spalla, con quel finale di storia e empatia umana che alla milanese fricchettona piace tanto.

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Poi sai, devi ritrovarti un medico della mutua quando ritorni a Roma. Ne ha trovato uno su internet, poi non era medico della mutua, era una pediatra, ma almeno in sala d’attesa ha giocato col lego. Una fricchettona milanese forse Roma l’ama di più. Una che comunque ogni tanto da Eataly ci va; compra i krumiri ma prima di offrirtene uno ti dice, Oh senti l’odore, e ti sbatte la scatola di latta sotto il naso. E poi la richiude ma i krumiri non li mangia. E tu non hai nemmeno il tempo di sorridere. Alla fine dopo mesi di colloqui, giri di case, treni, tentativi, primi lavori, storie lontane, sentimenti nuovi, siamo a Roma tutte e due. La tenda sta ancora in macchina.

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