Racconti romani

Se a Roma c’è il Natale e l’Erasmus

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Che hai fatto nel week end pre natalizio a Roma? L’Erasmus.

L’anno scorso, a nostra insaputa – perché non credevamo affatto nelle nostre capacità di coordinamento a distanza tra reduci italiani di un Erasmus a Parigi – è stato istituito il Sacro Ritrovo Erasmus. Dopo Venezia del dicembre scorso, quest’anno siamo stati noi romani a ospitare due genovesi, una lodigiana e una senese. A Parigi tre anni fa ci conoscemmo e ci innamorammo un po’ tutti.

COME CONSUMARE I PIEDI NELLA ROMA CLASSICA – Un anno fa atterravo a Venezia da Bruxelles e rivedevo tutti: uno choc emotivo notevole, attenuato solo dagli spritz e dai cicchetti a volontà. Quest’anno, 2 giorni per far conoscere Roma ai nostri ospiti – più il tempo necessario per riassunti di vita trascorsa, amori sì, amori no, successi, banalità, viaggi, depressioni, euforie, più il repertorio dei Ricordi classici parigini – .

Visitare Roma in così poco tempo è massacrante. Sabato mattina le temperature erano così calde che arrivati sulla terrazza del Pincio ci siamo spogliati. C’era un uomo in calzoncini e nient’altro. Prendeva il sole sbracato su una panchina. Ci siamo arrampicati sul balcone a fare foto. Una giapponese molto carina stava per far cadere un termos d’acciaio sulle teste di turisti altrettanto barcollanti sotto di lei. Rideva.

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CATARSI CARAVAGGIO – Scendiamo giù. Nella Chiesa di Santa Maria del Popolo. Cominciamo l’immersione Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro. A Via del Babuino Tiffany attira file affamate di regali. Di fronte, la vetrina di Etro è inspiegabilmente orrenda. Dei manichini piuttosto trash, un camino finto e un quadro con donna in abito Ottocentesco, animata. Via Margutta ha una quantità romanticissima di fogliame giallo arancio che scende dalle pareti: ho rivisto casa di Fellini e Giulietta Masina. Piazza di Spagna è intasata come al solito. Riscendiamo verso Piazza di Pietra. Ecco, davanti a un panino con la porchetta – l’Erasmus e il cibo vuol dire Grasso -, iniziamo a parlare di Roma. Nessuno si sbilancia in giudizi affrettati. Dò ancora tempo ai miei amici, ma sento che si stanno sciogliendo davanti al Tempio di Adriano. Il gelato da Giolitti, il Pantheon – pochi sanno che c’è la tomba di Raffaello – , Sant’Eustachio, San Luigi dei Francesi. Battiamo sul tempo il timer delle luci a pagamento, senza le quali i tre Caravaggio lì dentro, i miei preferiti, sono solo tele nere. Ci affacciamo pure a Sant’Agostino per vedere La Madonna dei Pellegrini.

IL NOSTRO FUTURO AL TEATRO VALLE OCCUPATO – A questo punto i piedi non reggono più: chiediamo asilo al Teatro Valle Occupato. Stanno provando uno spettacolo, rimaniamo dietro la porta a spiare dagli oblò. Tra la platea una mamma, una figlia e un cavalluccio gonfiabile proveniente dalle bancarelle di Piazza Navona. Mi emozionano. Ci sediamo per terra, morti. Aspettiamo che qualcuno ci cacci. Ci salutano tutti, invece. Bivacchiamo un altro po’. Sulla saracinesca di fronte al teatro c’è una scritta: Where is My Town? Ci fermiamo per un momento là davanti. Probabilmente ripensiamo a Parigi che fu, e alle altre città che ci stanno ospitando: G. è a Venezia con V. , T.Clermont-Ferrand, I. è stata a Bruxelles, E. è a Torino. Proseguiamo confusi. Ogni tanto i miei amici guardano un po’ più in là: tra pochi mesi finiranno i loro Master e saranno chissà dove a fare chissà cosa. Ecco, questa dimensione di Eramsus per due giorni e mezzo, ancora una volta, ci rassicura – coscienti del fatto che nel post Ritrovo Eramus ripiomberemo nei dubbi e nelle incertezze sul futuro e che quel Where is my town riaffiorerà. Io lo fotografo, per stamparmelo bene in testa-.

ANCHE A ROMA ESISTONO LUCI DI NATALE BELLE- Sant’Andrea della Valle e poi il Teatro di Pompeo e Campo de Fiori con Piazza Farnese, e Via Giulia e pure Via dei Cappellari. Trastevere. Lì, a Via del Moro ho un sussulto: le luci di Natale più belle, quelle che vorrei ricoprissero Roma al posto degli accrocchi bruttissimi che si vedono qua e là. Le lucine che scendono tipo pioggia, gialle, né bianco neon né blu elettrico, e che danno l’idea del Natale, anche se ancora non si sa bene che cosa sia questo Natale.  Camminiamo col naso all’aria tra i vicoletti che se non sei romano rapiscono. Anzi, rapiscono pure se sei romano. Arriviamo a Piazza San Calisto e restiamo lì inerti tra Peroni e cioccolate calde. Sento che Roma li sta conquistando.

SE SOLO CI FOSSE UN BUS…- Poi, per arrivare a Ponte Milvio a casa dell’altro romano che ospita un po’ degli Erasmus, ci scontriamo con l’Atac. Con i piedi a pezzi ci chiediamo come sarebbe arrivare dall’altra parte di Roma col bus o con una metro, così come succede a Parigi…  Lasciamo i due genovesi vagare per Roma, salvo poi andarli a raccattare in macchina su Lungotevere delle Vittoria. E’ sì, quello dei mezzi pubblici è un tasto dolente, sento che il rapporto tra i miei amici e Roma potrebbe essere a rischio.. Giracchiamo in macchina per Ponte Milvio tra una quantità notevole di scritte di Casa Pound o di Forza Nuova spiattellate qua e là. Un tunnel infinito ci riporta su Via Tiburtina e poi a San Lorenzo: mi sento un po’ più a casa.

DALL’AVENTINO A SANTA CECILIA: COS’E’ QUEL SILENZIO?- La mattina dopo Monti ci aspetta: c’è il sole e passeggiare lì riscalda. Il mercatino ci accoglie, e i maschi non sono con noi, abbiamo tutto il tempo di assaporare per bene i banchetti. San Pietro in Vincoli si fa trovare chiusa, ci accontentiamo di un Mosé di Michelangelo su cartone esposto sotto al portico. E poi il Colle Oppio. La cara amica I. mi chiede perchè la Domus Aurea non sia più visitabile. Io in quarta ginnasio feci in tempo ad entrarci. Ora crollano pezzetti, troppa umidità. Magari tra qualche anno… Il Parco del Colle Oppio è fasciato da transenne arancioni dei lavori. Tanto che per arrivare nella parte col chioschetto della Signora mi viene voglia di distrarre l’amica I. da quell’aspetto di abbandono che circonda il Parco. Vorrei coprirle gli occhi e dirle di non guardare, non è ancora tempo.. Arriverà una parte del Parco magnifica, senza transenne, senza prato secco..  Il Colosseo è incartato. Passiamo a Termini e preleviamo i ragazzi per passare al Circo Massimo, Via dei Cerchi, Via della Consolazione. Ci fermiamo. Nella mia macchina c’è un Super Santos, non so perché. Ci mettiamo a giocare col pallone e ci facciamo le foto coi Fori dietro. Il sole è quello di aprile, non di Natale. Poi l’Aventino. Nella piazzetta davanti il Giardino degli Aranci l’amico T. parla di Questo Silenzio in cui ogni tanto sprofonda Roma. Forse non ci avevo nemmeno mai fatto caso.. Gli faccio vedere la mia Scuola elementare Gian Giacomo Badini. Tutti quei ricordi, le ricreazioni, gli apparecchi dei denti persi in giardino e le urla di mia madre all’uscita di scuola, l’Orto, le Equivalenze, la Palla Avvelenata. Troppi ricordi.. E poi San Pietro dal buco del portone del Giardino die Cavalieri di Malta. Scendiamo a Testaccio e ci infiliamo nel Macro.

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IL MACRO, BLU, PANINI CON MORTADELLA E LA GRANDE BELLEZZA – Il grande Bamboo è addobbato per le Feste con calzini a strisce rosse e lanterne. La Città dell’Altra Economia è piena di bambini, più qualche post adolescente che balla hip hop. C’è una Campana disegnata per terra. I bambini ci saltano sopra e i prezzi del negozietto Bio sono alle stelle. Sono le quattro, la fraschetteria è chiusa, il fornaio Passi è chiuso, i ristoranti chiusi. Andiamo da Volpetti, i cui prezzi sono simili a quelli del mercato Bio, anzi più alti. Mangiamo lì mentre T. compra un sacco di roba per la Pasta alla Gricia che cucinerà per Natale alla famiglia. Insomma poi andiamo a Ostiense a vedere la caserma di Via del Porto Fluviale e i graffiti di Blu. Poi il Gazometro. Alla fine recuperiamo la sesta amica Erasmus e attraversando il Ponte Sublicio arriviamo a Santa Cecilia. Ci accoglie di nuovo Quel Silenzio di cui parlava l’amico T. che rilassa e lascia un po’ di amaro. Non si sa quante volte abbiamo nominato La Grande Bellezza, che ci è venuta in aiuto in quasi tutti i posti come conferma del fatto che sì, vi stiamo portando in luoghi degni del Grande schermo tanto che li abbiamo scelti noi, e pure Sorrentino. Ai piedi dell’altare la statua di Santa Cecilia di Stefano Maderno è un capolavoro di realismo, e mi fa impressione guardarla: il volto coperto con un velo, nella posizione del corpo così come era stato ritrovato. Ci fermiamo in un baretto lì sulla piazza e ci ritroviamo tutti insieme a ridere come un giorno qualsiasi di tre anni fa a Parigi. Roma li ha convinti, per un periodo ci vivrebbero tutti… Dopo cena corriamo a Stazione Ostiense senza però mancare l’ultima tappa sigaretta davanti San Pietro. Ronde di polizia, gabbiani liberi di saltellare sulla Piazza e turisti sparsi. Solo una coppia che pomicia selvaggiamente appoggiandosi alle transenne e l’arrivo di un pullman di giapponesi con tanto di ombrelli per luci e cavalletti ci ha distolto da San Pietro facendoci schizzare via alla Stazione. Li ho lasciati lì. L’aria era umida quasi quanto a Venezia lo scorso anno. L’Erasmus è finito ancora; è rimasto il Natale a Roma.

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