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LADRI DI PALAZZO. Vizietti tutti italiani del buon vicino di casa

Premessa: Nel mio Palazzo quattro o cinque anni fa rubavano le lampadine: ci sono due grandi appliques nell’androne, contenenti ciascuna due faretti –non è un indovinello di logica, tipo quello delle palline, «Una la do a te, l’altra la passo a Coso..»ecc ecc.-.

Insomma, ogni due giorni c’era qualcuno che rubava le lampadine, seminando mistero e incazzature nel Palazzo. Il sistema era geniale- poi magari non lo è, ma non ho molta dimestichezza con questo tipo di abilità-.

Parentesi: Ho rubato qualche caramella da ragazzina al bar del Residence G. nei pomeriggi troppo caldi di giugno e pure qualche lecca lecca dal bancone altissimo dello stabilimento Bagno N. Allungavo la manina e TAC! Mi avranno visto sicuramente, ma sono sempre stati affezionati al ricordo di me che gattono nerissima col pannolone. Anche perché me lo dicono Ogni estate. Ogni inizio d’estate inizia con questo bel ricordo di me che gattono nerissima col pannolone. Solo una volta ho rubato una gomma da cancellare alle mie cugine. Era un pappagallino. Mia madre è sempre stata contraria alla cancelleria griffata. Allora capitava che uscissi 5 o 6 minuti prima di casa da sola per andare agli Scout di Chiesa Nuova, con una tappa furtiva nel paradiso delle cartolerie a Piazza Pasquino. Fu lì che imparai a sei anni, col cappello da Coccinella in testa, il valore dei soldi e il concetto di qualità-prezzo. Per un righello con la porporina dentro o le gomme scomponibili, avrei fatto i salti mortali. Poi andavo agli Scout e vivevo il conflitto assorbendo come una spugna la parola di povertà di San Filippo Neri. Poi mi sa che l’hanno pure scoperto,-che ho rubato il pappagallino alle cugine-. In ogni caso, se state leggendo ora, Flavia e Giulia, sì, ero io la ladra dell’uccellino di gomma.

Comunque, loro -i  Ladri di Palazzo– in una prima fase svitavano le lampadine e andavano a casa a farsi un panino, un bagno, a vivere la loro vita domestica. Aspettavano poi di riscendere nell’androne, quando ormai le lampadine da bollenti erano scese a temperatura ambiente, e se le intascavano. La vicina del quarto piano ha intrapreso un’aspra battaglia contro i Ladri di Lampadine: le ricomprava a ritmi serrati. Arrivava a cambiarne due, tre, quattro al giorno. Te ne accorgevi perché non sempre erano dello stesso colore, né della stessa forma. E così il ladro rimpinguava le sue tasche, e la vicina riavvitava.

Poi, ad un certo punto, lo sgraffignamento di faretti cessò. In parallelo, mio padre portò avanti con un impegno a dir poco lodevole, la battaglia conto la GommaDaMasticareButtataInAscensore. In pratica un inquilino del Palazzo, ogni volta che usufruiva del trasporto condominiale,  ci sputava dentro la sua gomma. Ogni giorno, non scherzo. Era l’appuntamento serale di mio padre che tornato dal lavoro raccoglieva il chewing gum con un pezzettino di carta e lo appiccicava ad un angolino dello specchio. All’inizio eravamo turbati e un po’ scandalizzati da questa pratica: «Adesso non solo la sputa, l’appiccica pure allo specchio!» dicevamo in famiglia indignati, facendo dello sputo e dell’appiccicamento un tutt’uno. E addirittura un’altra inquilina scrisse sul famoso pezzettino di carta il suo sconcerto per quest’ atto di barbarie condominiale. Poi papà ci rivelò che si trattava di un piano diabolico per debellare la pratica della GommaDaMasticareButtataInAscensore; pressione psicologica.  Non condividevamo, ma lui continuò lo stesso. E’ forte mio padre! Papà vinse e il Palazzo gliene fu inconsapevolmente grato.

Da tre mesi sono tornata ad abitare nel mio Bel Palazzo. Allora, vorrei dire che abbonarsi alle riviste salvo poi, di tanto in tanto, non vedersele arrivare, è abbastanza irritante. Sono contenta se a Roma c’è un lettore in più, ma “Michelangeli” sulla cassetta delle lettere  e sull’etichetta infilata tra la copertina e l’involucro di plastica di ciò che quella cassetta contiene, dovrebbe voler dire che quella rivista E’ MIA! E non venite a dirmi che è la postina che non le recapita, perché la postina è mia amica, ci sono cresciuta, mi vedeva gattonare nerissima con il pann..ecc ecc.

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Una risposta a "LADRI DI PALAZZO. Vizietti tutti italiani del buon vicino di casa"

  1. anna ha detto:

    Letto. Dolce, narrativo, anche io avrei rubato il pappagallino – oh, si che lo avrei fatto Flavia e Giulia. potresti posizionarti nell’androne ad aspettare il ladro di riviste, gattonando nerissima con il pann ecc. lui non avrebbe più cuore nemmeno per leggere.

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