Improrogabili interrogativi estivi

Quant’è importante il Gelato romano?

Sempre su L’Espresso di questa settimana c’è un lungo reportage su GROM, sapete, quella gelateria che spunta come un fungo ormai Ovunque. Mi va di parlare di Gelati, che non potrei mangiare a causa di una dieta che ci costringe a digiuni per conciliarci con i ritmi di questa vita moderna, dolce e rilassante/ata. Dieta che ci impone faticosi e flagellanti excursus temporali: A cosa pensavi quando a Bruxelles mangiavi le gaufres? Erano tipiche? Pensavi che saresti andata sull’Himalaya ad agosto? E le domeniche a Ostia?? Perché non hai pensato alle domenica a Ostia?!. Gelati, che tuttavia mangio. Continua a leggere

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Alla ricerca delle Curvy perdute

 La modella e attrice americana Kate Upton in un servizio di Vogue Spagna. Da L'Espresso, n.27 anno LIXPremessa: sarà tutto sul corpo delle donne, chi ne ha abbastanza, non legga.

Ho il vizietto di sfogliare le riviste prima frettolosamente, per togliermi bene tutto il gusto di quello che scoprirò. Ogni volta mi dico che non lo farò, poi lo rifaccio. Su L’Espresso di questa settimana, mentre scorrevo rapida le pagine mi sono imbattuta in ULTRA CORPI: «Il più spettacolare è quello di Kate Upton Marlyn Postmoderna. Mentre la crisi si acuisce tramonta il tipo anoressico. Torna la donna orgogliosa, vitale e sensuale». Fermi tutti. Si tratterebbe di Kate Upton, 21 anni data in pasto al pubblico con la copertina di Vogue America. Salto a pagina 118 e trovo una figona spaziale appoggiata ad un muretto finto Grecia. E’ di moda dire Curvy. Che nell’immaginario della donna comune lettrice sarebbe grassoccia-pff!-, ma che in realtà è formosa: Tette quindi. Curvy…. Non mi è ancora chiaro cosa leghi questo Curvy alla figona spaziale in foto…  Allora vado su Internet –smascheratore semantico, altroché..- e digito Kate Upton. Tra le centinaia di immagini una cosa salta agli occhi: le Tette. Continua a leggere

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LADRI DI PALAZZO. Vizietti tutti italiani del buon vicino di casa

Premessa: Nel mio Palazzo quattro o cinque anni fa rubavano le lampadine: ci sono due grandi appliques nell’androne, contenenti ciascuna due faretti –non è un indovinello di logica, tipo quello delle palline, «Una la do a te, l’altra la passo a Coso..»ecc ecc.-.

Insomma, ogni due giorni c’era qualcuno che rubava le lampadine, seminando mistero e incazzature nel Palazzo. Il sistema era geniale- poi magari non lo è, ma non ho molta dimestichezza con questo tipo di abilità-. Continua a leggere

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Metti un Ciclista a cena

Premessa: Ieri è risuccesso. Da quando sono tornata a Roma mi si chiede quando ripartirò (e io mi rassicuro che No, no, non ripartirò, voglio restare a Roma, schivando sguardi perplessi), e mi si fa un commentino sulla Bici. «A Ben che palle co ‘ste bici, ce tartassi su Facebook co ‘ste bici». E’ capitato pure che un amico di un amico che non vedo da anni, da Milano, chiedesse alla mia cara amica Gaia neo milanese: «ma Ben ora scrive per le bici?». Io sorrido, non mi autocompiaccio, giuro. Però sorrido perché mi accorgo che da quando, ormai da un anno, cerco di muovermi principalmente in bici, l’esterno se n’è accorto. Una metamorfosi possibile, dunque. Sorrido anche quando mi si chiedono informazioni sulle attività ciclistiche romane, come facevo io un po’ più di un anno fa, ignorando cosa fosse una Critical Mass, e sorrido pure quando mi si dice che «Sì sì, verrò alla prossima!». Qualcuno viene, qualcuno no.

Ieri a cena, un amico si scagliava contro I Ciclisti. Che non sanno muoversi, che non si fermano al rosso «E tu Ben? E tu ti fermi o no?», che non sanno andà in bici, e allora perché la prendono? Che al semaforo si fermano, indugiano un po’ guardandosi furtivi a destra e a sinistra per poi schizzare via al momento meno opportuno.  L’amico, ce l’aveva con un Ciclista che gli si era buttato sul cofano autografandoglielo, -l’ho trovato molto poetico, non avevo mai pensato di usare autografare al posto di graffiare-.  C’era anche un amico dell’amico, lui vive a Parigi: pare che lì I Ciclisti facciano di peggio e che rendano la vita impossibile –ma a chi? E cosa faranno mai?? Ma io a Parigi che facevo?? -.

Ieri ascoltavo zigzagando tra battute amichevoli e affermazioni un po’ astiose su questi Ciclisti, e pensavo: ma i CICLISTI CHI????  L’amico dell’amico sosteneva che I Ciclisti non sono Automobilisti, e in quanto tali sono degli inetti alla guida del loro mezzo a due ruote. Io ho provato a fargli presente il mio doppio status di Automobilista /Ciclista, -Allora va bene-, ero un’eccezione. E di nuovo giù con I CICLISTI.  L’altra amica, sorpresa  delle mie sparute e pacate risposte, supponeva ad alta voce «Ben non risponde, già pensa all’articolo su questa cena». Io l’ho presa in parola, ma prima c’ho dormito su. Poi ho pensato che sarebbe stato utile per me e per chi legge provare a riflettere un po’ sullo Strano Caso dei Ciclisti. D’altra parte che vado in bici perché fa radical e perché abito in Centro, che scrivo di bici perché fa radical e pure un po’ perché  abito in Centro, me l’hanno sempre detto, allora oggi su Smart City, -e dove sennò?- ho sentito proprio il bisogno di riflettere sul radical, le bici e il Centro.

L’altra amica ieri ha provato con i sensi di colpa: «Bè, ma tu all’università ci andavi in macchina, no?» e l’altro amico «Ahhhhh, lo vedi!!!!!!», e «Se andrai all’UniveristàDoveVorrestiAndareL’annoProssimo prenderai per forza la macchina», e «Se abitassi ai Parioli, con quelle salite..altro che bici. E se non abitassi in Centro, pff». Io provavo a ricordare che Via Quattro Novembre non è l’Everest e che Bruxelles, dove ho abitato pedalando, è i Parioli più grande, un ammasso di sali e scendi. Ma niente.

Sì, io all’Università la Sapienza di Roma- Facoltà di Lettere e Filosofia sono sempre andata in macchina: era il mio principale mezzo di trasporto, che usavo anche per andare da casa a Via Nazionale, -25 minuti a piedi, 10 in bici-.  Da poco più di un anno ho semplicemente cercato di cambiare le mie abitudini, usando di più la bici con cui prima mi muovevo solo in Centro, per timore degli spostamenti lunghi su strade molto trafficate e perchè ero assuefatta alla mia C1. L’anno vissuto a Parigi, tra Metro e Velib,  i sei mesi a Bruxelles, il contatto con le realtà cittadine legate all’universo della Bici hanno a poco a poco smorzato i timori e amplificato la mia voglia di pedalare. Questo non vuol dire che io non utilizzi più la macchina, che ho e continuerò ad usare, ma che lo faccia in modo diverso, evitandola quanto più  possibile. Nell’ultimo anno sono stata educata ad un nuovo tipo di Mobilità, e sono state altre città europee, I CICLISTI, il Movimento Salvaiciclisti di Roma, l’ambiente colorato delle Critical Mass, a operare questa diabolica metamorfosi. Sono viva, tutta intera.

L’amico e l’amico dell’amico ieri a cena mi hanno rinfacciato di vivere in Centro: «La fai facile tu con ‘sta bici», ma come ogni volta che qualcuno me lo dice, penso a tutti i Ciclisti romani, parigini, brussellesi, newyorkesi che ho incontrato negli ultimi due anni e che di km pedalando ne fanno tanti ogni giorno, senza abitare in Centro, lavorando, avendo una giornata impegnata e per nulla statica, che presuppone spostamenti. «Ma andate a lavorare» è senza dubbio l’invito che l’Automobilista arrabbiatissimo indirizza più spesso ai Ciclisti durante la Critical Mass, quando per sensibilizzare la città alle due ruote sostenibili  viene bloccato il traffico. Alla Critical mass non partecipano solo studenti come me che abitano in Centro, ma persone di tutte le età, che lavorano, che svolgono le professioni più disparate e che abitano in ogni parte di Roma. A Bruxelles un signore mi raccontava che veniva alla Critical Mass da Namur, prima con il treno, poi pedalando.

Ieri sera ho proposto di spostare la conversazione sugli Automobilisti –della quale, ripeto, faccio parte anch’ io- e di elencarne punto per punto colpe e difetti. Poi però è arrivato il conto e la parte di serata in cui ci si lamenta perchè qualcuno ha proposto di Non pagare alla romana.

Se ne riparlerà, sono fiduciosa.

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Credo di avere un problema con Twitter

Due mesi  fa CésarAmicoDiMadrid  mi convinceva davanti a un Gyros pita a Perugia dell’utilità di Twitter nel 2013, mentre sbuffavo pensando alla fatica addossata sui Giovani della rete da quest’ennesimo social network. Fu l’argomentazione “Liste” a farmi capitolare: gruppi nei quali raccogli i follower in base al tuo ordine mentale per evitare di perderti nel caos dei tweet. Una rapida rassegna stampa mattutina, creando una lista “Giornali”, per esempio. «Scopri nuovi tools mi diceva CésarAmicoDiMadrid in quel suo inglese iberizzato. Ma quali tools?! Incuriosita, l’indomani ho sfogliato il programma del Festival del Giornalismo e ho scelto la conferenza sulla raccolta dei Data. «Sarà un tool», ho pensato.  Sì, ma nel contenitore di una conferenza di una noia mortale in inglese, inintelligibile per chi non ha competenze in materia di raccolta dati e per chi ancora confonde i tasti del copia/incolla per la Scelta rapida sulla tastiera.  Ho resistito tra i 13 e i 17 minuti e sono scappata. Continua a leggere

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CroniSogno di un ballottaggio

Ho sognato che Alemanno perdeva. Ero in una scuola elementare di Roma Sud, una periferia un po’ costruita un po’ no, e faceva caldo. I cartelloni degli alunni attaccati alle pareti e ben fatti: gli ortaggi –Io Sono Peperone: Marta; Io Sono Spinacio :Alessio; Io Sono zucchina: Luca-,  Roma in inglese, Il mare e La montagna, sentierini di riso e sassetti, cespugli di pallette di carta crespa a colori. Fuori dalla scuola, sotto il portico è ancora presto e tutti si chiedono lamentosi chi verrà. E’ una nenia, il sottofondo del mio sonno. Sono tutti allegri in realtà, si lamentano per romanità. Si salutano, quei saluti cordiali, strascichi di spogli elettorali già condivisi. Arrivo in I B, corridoio a destra. Continua a leggere

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Racconti romani

La grande bellezza

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