Racconti romani

CroniSogno di un ballottaggio

Ho sognato che Alemanno perdeva. Ero in una scuola elementare di Roma Sud, una periferia un po’ costruita un po’ no, e faceva caldo. I cartelloni degli alunni attaccati alle pareti e ben fatti: gli ortaggi –Io Sono Peperone: Marta; Io Sono Spinacio :Alessio; Io Sono zucchina: Luca-,  Roma in inglese, Il mare e La montagna, sentierini di riso e sassetti, cespugli di pallette di carta crespa a colori. Fuori dalla scuola, sotto il portico è ancora presto e tutti si chiedono lamentosi chi verrà. E’ una nenia, il sottofondo del mio sonno. Sono tutti allegri in realtà, si lamentano per romanità. Si salutano, quei saluti cordiali, strascichi di spogli elettorali già condivisi. Arrivo in I B, corridoio a destra.

«Deve mettere una X su ENTRAMBE le schede, non sul SIMBOLO, non sul PARTITO, solo sul NOME». La frase dovrebbe guidare, ma niente, all’ascolto di ENTRAMBE, SIMBOLO, PARTITO e NOME, l’elettore va in tilt. Per abolizione semantica, alla fine, della frase iniziale resta una scarna : «Basta una CROCE sul NOME del CANDIDATO» pronunciata con lentezza e un po’ di timore dallo scrutatore. Reazioni scomposte dell’elettore: chi annuisce ubbidiente, chi non capisce e se lo fa rispiegare, chi Non se lo fa rispiegare ma Non capisce, chi schizza rapido alla cabina borbottando che «lo sa, lo sa». Una signora dai capelli rossi chiede poco convinta «se quello,– indicando il nome di Alemanno- è quello che c’è adesso, insomma?!» Lo scrutatore annuisce.  C’è chi dall’interno della cabina n.1 chiede ancora precisazioni, e allora, pronto, un marito dalla n.4 urla, «SIIII SUR SIMBOLOOOOO». Gli scrutatori respirano lenti.  Un signore segnato dal tempo e dal sole, con le mani di chi forse è contadino o artigiano, ascolta attento le indicazioni (CROCE, NOME, CANDIDATO), e poi con tono assenziente dice convinto: «Sì, ar PARTITO!», e via verso la cabina. Fluttuano tutti, a volte un po’ indecisi, verso queste cabine nere, quasi sempre tutte vuote.

E però poi così vuote non sono:  nel sogno varcano la soglia della I B tantissimi anziani, chi solo, chi in coppia, chi con i nipoti:

Nipote A: «A nò hai capito sì? Te lo ricordi er nome?»                                                                                                                                                                  Nonna B: «Aaaaaah, tanto io voto a sinistra, ‘o so io chi devo  votà»

Qualcuno arriva affaticato, penso che non si sia perso un’elezione. Non una parola di fastidio, non un lamento. A lamentarsi ci pensa la mezza età, quella giovane è ancora in preda alla novità e all’ebbrezza del Sacro Momento del Voto, forse. E’ silenziosa, non borbotta.

Tra i commenti che si sentono all’arrivo e alla partenza dal seggio semi deserto sento:

Elettore A: «Ammazza quanta gente ce sta o!» -ammiccamento-

Elettore B:«Mejo o peggio dell’artra vorta?»

Scrutatore C:«Bè sa, l’altra volta c’era il Derby»

Elettore B: «E’, mejo che non c’era..»

«Com’è l’affluenza?»  chiede una cara signora al tavolo-scrutatori.                                                                                                                                                         «Ma che t’emporta a te dell’affluenza? Ma fatte i cavoli tuoi no?!» – risponde il marito accanto. Il tavolo-scrutatori ride.

Un’altra moglie esce rapida dalla cabina e allora aspetta il marito sulla porta. Passano uno, due, tre minuti. Alla fine quello esce ed è accolto da un «Aooooo»  prolungato che nasconde uno «sbrigate!». Alla fine è quasi ora di pranzo.  Salutano tutti cordiali e educati: «buon lavoro», «buona permanenza», «buona giornata». Ricordo di qualche occhiatina complice che tradotta in parole è «Nun c’avete proprio un c**** da fà è?», ma gli scrutatori continuano a lavorare con zelo. Nei momenti morti, si gioca a Uno. Una partita parallela all’attesa degli elettori a pranzo. «Che agonia», sento, e non si sa bene se sia riferito al +10 appena pescata o ai Non elettori che non arrivano. «VenghI venghI» e questa è la voce di un’apparizione fantozziana, penso. Poi dopo un po’, non si sa mai quanto duri un sogno, sento una voce che torna indietro veloce «VengA, vengaA SignorA!». I al maschile e A al femminile, anche gli ipercorrettismi  delle lezioni di linguistica italiana del primo anno di Lettere sono in sogno. E infatti all’arrivo di un altro signorE lo scrutator Fantozzi ripete: «VenghI venghI». Ho sognato profumi di ciambelloni e di cornetti circolare con generosità tra le sezioni, quando alle sei e quarantacinque di mattina la scuola si sveglia. Ho sognato di chiacchiere e risate tra i poliziotti a guardia del seggio e gli scrutatori; di messi comunali che aiutano trotterellano da una sezione all’altra, di un quartiere storicamente di destra dove alla fine ha vinto la sinistra. Ho sognato che Alemanno perdeva anche lì, e che perfino il candidato di destra al Municipio perdeva.  Mi risvegliavo a casa mia, in una Roma libera?

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3 risposte a "CroniSogno di un ballottaggio"

  1. Toa ha detto:

    “Sono tutti allegri in realtà, si lamentano per romanità” è davvero geniale! Bellissmo post (grazie anche alle lezioni di linguistica del primo anno di Lettere).

  2. ANNA LISA ANTONUCCI ha detto:

    MI HAI STRAPPATO UNA RISATA DI CUORE CON L’ELETTORE CHE SI AVVIA IN CABINA GRIDANDO CHE ‘LO SA LO SA’, IL RACCONTO E’ DIVERTENTISSIMO

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