Italia a Pezzi. Viaggio dal Sud al Nord

Pausa Roma al Sud: curve di Palinuro e Maratea, verso la Calabria che brilla. PARTE DUE

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Se non avete letto la PARTE UNO, eccola qua

E dimmi, com’era questo Palinuro? Non era molto sveglio perché s’è addormentato mentre doveva vigilare, è caduto ed è morto. Mentre ci parla del nocchiere d’Enea che ha dato il nome al mare dove va da quando è bambino, l’amico-collega M. ci porta tra i gigli marini della spiaggia, in uno di quei rari Lidi – inizio a pensare che solo noi romani li chiamiamo stabilimenti- fatti solo di sabbia, quasi per nulla costruiti, con le incannucciate e il pavimento di legno, la musica che non è Hit parade 2014.

IMG_1607Abituati a dividerci Roma e la scuola di giornalismo, ora siamo piazzati davanti a un tramonto, in Cilento. Tra la piccola folla che guarda verso il sole pensando a chissà cosa, c’è sempre qualche ragazzino che noncurante di tutto continua le attività giornaliere a riva. Lì davanti c’è quell’attimo in cui se sei innamorato guardi e sospiri, se sei confusamente innamorato guardi e sospiri e se non sei innamorato guardi e sospiri. Loro corrono.

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Italia a Pezzi. Viaggio dal Sud al Nord

Pausa Roma al Sud: dalla Tangenziale Est alla Salerno Reggio Calabria. PARTE UNO

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Mentre ragionavo sulla distanza, la dividevo in sillabe, ci entravo dentro con tutte le scarpe poi mi rigiravo dall’altra parte, sono partita per il Sud. Una C1 abituata a Roma, per un viaggio dalla Tangenziale Est alla Calabria di Villa San Giovanni. Da Agropoli a Marina di Camerota, il vagabondaggio nel Cilento è stato una tenda – a volte un letto-, una trentina, una milanese, una romana e un’amaca che non ha trovato pace. C’è da capire perché in gran parte del Cilento i campeggi scarseggino e perché la scritta colorata “Camping” indichi poi villaggi iper attrezzati, con le piscine ma senza tende. Agropoli comincia con la scoperta in un agriturismo comodo che la pizza Napoli come la intendiamo noi romani non esiste, ma è invece come la Marinara, pomodoro e aglio. IMG_1538Camminiamo verso il Castello aragonese e tra i vicoletti in salita spunta qualche sacchetto di spazzatura sospeso da terra, calato dalle finestre con lo spago. Il borgo in cima è calmo, pieno di ulivi. Oh comunque sti paesini così suggestivi stanno solo in Italia! Al ritorno ci perdiamo e cominciamo a testare le nostre capacità di orientamento più guida, addormentandoci poi nella morsa delle Zanzare, ste stronze. Continueremo ad avere problemi di strade e insetti per tutta la vacanza. A colazione affrontiamo il tema caffè. Si parla di un certo Caffè assoluto, cioè un espresso. Ma molto più lungo. Il gusto del cappuccino non lo capiamo bene; da quel momento la trentina chiederà solo caffè timidamente normale; io e la milanese prenderemo ancora batoste di cappuccini in tutte le tappe del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La locandina del Circo Lidia Togni è dappertutto e rallegra ogni parete; del tendone nessuna traccia. Paestum alle undici è un forno e si respira l’aria dei greci di Sibari: un ristorante extra lusso con delle gigantografie dei templi 50 anni fa mi accoglie per fare pipì e già fiuto l’odore di mini babà e di quella che sarà la mia storia mangereccia al Sud. L’amica milanese porta un cappello texano e punta al Tempio della Pace. Ci istiga a comporre turbanti con sciarpe e parei che abbiamo – con i restanti, in teoria, avremmo dovuto costruire accampamenti da sogno nella nostra piazzola del campeggio -. La trentina rifiuta, io accetto abbandonando il mio cappello di paglia, il più caldo della storia. Le colonne massicce e perfette del Tempio di Era ci salutano. I ragazzini- turisti piangono Portami a casa!, e mi ricordo di quando piccolissima nel primo viaggio in Grecia pensavo esattamente la stessa cosa, annoiata mortalmente da quel bianco e ocra del marmo che ora mi esalta. Continua a leggere

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Racconti romani

Cosa succede nelle terrazze romane? Per esempio L’InTe Cinema Festival

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Che fai st’estate? Sto qua. 
Così nella Roma che non è nemmeno più tanto infuocata perché son tre giorni che fa un freddo di marzo, si rincorrono modalità di svago che ci facciano apparire la metropoli bella, immensamente estiva e capace di inebriarci di svaghi spensieratissimi. L’alternativa all’abissarsi nei Lungo Tevere vari, nelle Arene di Roma o nei Concerti all’aperto può essere il salire nelle terrazze, che siano condominiali, private o di localetti che si lasciano affollare in quest’Estate 2014. Al tramonto seguire i contorni di Roma dall’alto è un passatempo gradevolissimo. Impegna non molto tempo. Tra i profili più gettonati: il mio angelo preferito che sfodera la spada, il Cupolone, il gasometro, le statue di San Giovanni, i pinidiRoma.

E poi ce n’è una di terrazza dove dal 22 al 24 luglio si potranno vedere un sacco di cortometraggi seduti comodi: all’InTe, il Festival del cinema indipendente, tutto giovanissimo, romano e nuovo. Da Parigi a Piazza Cavour. Li ho tutti conosciuti in Erasmus qualche anno fa i tre romani che hanno pensato a un festival di cinema indipendente in terrazza, a Roma. E l’idea l’hanno avuta proprio qui l’estate scorsa. Continua a leggere

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METE PER SCAPPARE DA ROMA

“La vita è una, breve, brutta e piena di guai” o i colori del Festival dei Due Mondi di Spoleto

IMG_0002Dalle acciaierie di Terni al paesino natale della cara amica C. è un attimo, più qualche rotonda se ci si perde. Sfrecciando in macchina sulla statale 79 Terni-Rieti ci sono le casine scenografia de La Vita è bella ancora intatte – scopro ora che si tratta degli studios di Papigno – . In altol’ultra moderno Ponte delle Marmore spacca la roccia e fa un po’ paura; più avanti la Cascata delle Marmore scorre, o scorre poco perché il flusso lo decide qualcuno dall’alto – basta informarsi sul sito in Orari di rilascio dell’acqua -. Rivivo in tre giorni i ricordi di infanzia della cara amica C. nel paesino che anche Iacopone da Todi nominò nella Laude XVII. Paesaggi e personaggi si mescolano con quelli che ricordo io, solo qualche chilometro più in là, nel Lazio. In quell’altro paesino d’origine di bisnonni – che su Wikipedia segna 27 abitanti- , in cui si andava d’estate o durante la Befana.
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Racconti romani

Cubi di ricordi o cos’è veramente un Chiostro

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Chiostro dei Santissimi Quattro

Ci sono dei cubi di Roma dov’è importante fermarsi un po’. Sono spazi in cui si respira per bene. A volte questi posti in cui l’aria sembra perfetta sono i chiostri delle chiese. Li ricerco compulsivamente da qualche tempo, anche se ho cominciato a frequentarli per caso. Colpa di quella deformazione tutta romana per cui di questa città, alla fine, abbiamo visto sempre troppo poco. Ogni tanto ci riempio i minuti di ritagli di tempo e ci butto dentro i pensieri. In quei momenti, là dentro, non c’è quasi nulla. Solo qualche turista perso e i portieri che mi chiedono cosa stia facendo lì. Continua a leggere

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Improrogabili interrogativi estivi

Perché il Tevere non può essere la Senna?

IMG_8394Domenica scorsa, dopo aver scoperto che in una trattoria in Via La Spezia il piatto del giorno è la pasta e fagioli, nonostante i 30 gradi dell’asfalto mescolati al silenzio assordante dei cantieri della Metro C, sono andata a pedalare un po’ sul Tevere. Continua a leggere

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Racconti romani

Il Parco degli Acquedotti o i miei dubbi sui fiori

IMG_7377Una domenica si può andare al Parco degli Acquedotti. La primavera c’è e i fiori pure. L’allergia non è ancora arrivata ma solo perché quando sembra che faccia caldo fa ancora freddo, almeno all’ombra. Il rosa dei fiori entrerà prepotentemente nelle narici facendo colare il naso. La gola pruderà a morte; starnuti. Fazzoletti nemmeno del tutto consumati ma buttati, a pacchi. I fiori, bellissimi. Insieme al Ventolin e Aerius in tasca.

Non si può mai dire niente contro i fiori perché si va contro Natura. Di recente ho scoperto le anemoni che sono fiori bellissimi. Quasi non appassiscono. Poi appassiscono e si butta tutto. Da ragazzina vedevo solo mazzetti di fiori che mia madre girava a testa in giù per farli seccare. Evitava il marcio dei fiori e l’acqua gialla nei vasi. I fiori in un giorno diventavano antichi, coi colori della carta da parati delle case vecchie.

Alla fine il venditore nord africano di Corso Trieste, il 24 marzo, mi ha venduto due mazzetti di anemoni. L’ha incartati in quella retina rossa che può essere fatale sul complesso del mazzo, rovinando tutto. Poi li ho regalati a mia madre. Che non li ha seccati. Così ho imparato che in casa mia i fiori possono stare anche a testa alta, in acque semi pulite. Continua a leggere

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Racconti romani

Roma dalla finestra: gabbiani dirimpettai e davanzali parlanti

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Avere una Casa Vacanze a un passo da casa propria rimescola le carte. C’è uno strano corto circuito di quartiere. L’americano che litiga col romano, lo svedese che tiene la porta al napoletano del quarto piano. Una domenica mattina, uggiosa e umidiccia, la Casa Vacanze nel vicolo sotto casa esplode di musica. Comincia con Johnny Cash, passa per Bob Marley e finisce coi Negroamaro.

La pioggerella fa quel rumore leggero, interrotto dalla musica e dal lamento straziante dei gabbiani che continua, sempre, puntuale, trapanante. La signora che abita di fronte al misterioso palazzo di Casa Vacanze sbotta. Apre con forza le persiane, restando sempre un po’ dietro le tendine opache. Continua a leggere

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Smart city

Le interminabili file da festa o: Fateme entrà, sto ‘n lista

Ieri sera nell’amena cornice di Villa Miani, dove Totti e Ilary festeggiarono le nozze, si è tenuto un allegro party di Carnevale. Lì ho capito che mascherarsi è difficile e presuppone tanto impegno. Ho capito che solo pochi possiedono il vero spirito carnevalesco, e che le maschere non sono tutte uguali.  Continua a leggere

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