Racconti romani

Roma dalla finestra: gabbiani dirimpettai e davanzali parlanti

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Avere una Casa Vacanze a un passo da casa propria rimescola le carte. C’è uno strano corto circuito di quartiere. L’americano che litiga col romano, lo svedese che tiene la porta al napoletano del quarto piano. Una domenica mattina, uggiosa e umidiccia, la Casa Vacanze nel vicolo sotto casa esplode di musica. Comincia con Johnny Cash, passa per Bob Marley e finisce coi Negroamaro.

La pioggerella fa quel rumore leggero, interrotto dalla musica e dal lamento straziante dei gabbiani che continua, sempre, puntuale, trapanante. La signora che abita di fronte al misterioso palazzo di Casa Vacanze sbotta. Apre con forza le persiane, restando sempre un po’ dietro le tendine opache. La privacy dell’abbigliamento da domenica, prima di tutto. Guarda che ci siamo anche noi è! Un po’ si rivolge pure ai gabbiani, per sfinimento. Dalla Casa Vacanze nessuna risposta. La signora solleva lo sguardo e intercetta me, qualche piano più in su. Mi ritraggo di scatto. Quella musica nella domenica mattina uggiosa, Negroamaro a parte, un po’ mi piace. Non vorrei mai mettermi in mezzo. Ma come si fa a restarne fuori? Faccio un cenno con la testa, alzando un po’ il mento. Le faccio capire che.. Signora mia, che dobbiamo fà?

Affacciarsi alla finestra resta comunque una delle attività casalinghe più belle. Lo faccio da quando sono piccola, con quel terrore residuo di quando mi si diceva di stare attenta a non cadere perché la testa pesa più delle gambe. Cercavo di quantificare quella testa che pesa più delle gambe… Dall’affaccio in finestra  si imparano molte cose. Non vuol dire Mai spiare. Assume contorni teatrali quando ci si ritrova in tre. Io, mia madre e mia nonna. Avere tre generazioni compresse in un davanzale nobilita l’attività. Capita di osservare insensatamente gli umani ma anche i gabbiani che occupano i tetti delle case di fronte. Ci si chiede perché mai i dirimpettai (umani) si ostinino a dare da mangiare a questi animali crudeli. Li sento la notte. Li vedo ovunque. Le cronache di Roma negli ultimi mesi hanno gli hanno dedicato pagine e pagine. Poi sono arrivati i pappagallini parrocchetti che hanno provato, con scarso successo, a rubargli la scena. Ci vuole lo sguardo fresco della cara amica E. milanese, da poco a Roma, per apprezzare questi uccelli di una prepotenza impressionante. Li adora. Mi ha parlato sedici volte di un gabbianetto e di un gatto che incrociava ogni mattina in Via Aquileia.. Me li ha descritti così bene che poi una mattina sul Messaggero è uscito un trafiletto su di loro. E mi ha fatto quasi tenerezza.

Qui a Roma da un po’ di tempo il clima è un macello. Nelle settimane scorse di Gran diluvio abbiamo capito che per sapere dove si collochi il romano medio nel lungo cammino evolutivo, basta metterlo davanti a una pozzanghera. A febbraio c’è stato il tempo di aprile. Solo le ragazze più disciplinate, a dieta da dopo Natale, e le magre, hanno accolto il caldo con entusiasmo. Alle procrastinatrici da dieta del lunedì è venuto un mezzo colpo. Pensav(an)o di avere ancora un mese e mezzo buono prima delle camicette primaverili.. Da qualche giorno c’è la pubblicità di Somatoline in televisione e quelle dei Kellog’s Linea hanno preso il sopravvento. Ce n’è anche una nuova di certi crakers Vitasnella che a quanto pare fanno aumentare le tette di 3 taglie se li mangi. Ma da due giorni fa di nuovo freddo.

In questo turbine di confusione, al momento, le uniche certezze a Roma sono tre:

  1. Nessuno sa quale fine farà il Sindaco Ignazio Marino.
  2. E’ ancora poco chiaro quali siano le pasticcerie dove poter mangiare delle castagnole buone sul serio nel periodo di Carnevale.
  3. I gabbiani hanno definitivamente preso il possesso di Roma. Col sole o senza

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