Smart city

Le interminabili file da festa o: Fateme entrà, sto ‘n lista

Ieri sera nell’amena cornice di Villa Miani, dove Totti e Ilary festeggiarono le nozze, si è tenuto un allegro party di Carnevale. Lì ho capito che mascherarsi è difficile e presuppone tanto impegno. Ho capito che solo pochi possiedono il vero spirito carnevalesco, e che le maschere non sono tutte uguali. 

Volevo solo riflettere su quei minuti che nella vita passiamo accalcati prima di entrare nei posti dove si consumeranno pazzesche serate di ballo. Nemmeno i possenti cancelli di Villa Miani ci hanno risparmiato dalle spallate, dagli sterni compressi, dalla fatica di far scavallare le spalle, una dopo l’altra, con passi lenti e di una goffaggine infinita. Come quando d’estate rincorri l’autobus cercando di non farti sfuggire i sandali dai piedi, o quando devi viaggiare in motorino con uno sconosciuto e ti  devi cimentare in conversazioni tampone. Che se stai troppo lontano dalla sua testa non senti quello che risponde, ma se ti avvicini troppo dai le cascate perché i sanpietrini e le buche non aiutano.

Comunque, quelli di ieri sera sono momenti intensi, in cui mentre ci si lascia cullare dalle spinte, si può pensare a un sacco di cose. Ieri, in sequenza, sono stata convinta per 1 minuto e mezzo di avere accanto un celebre attore romano, – che poi però non era lui- , mi sono chiesta quali tecniche fossero possibili per scavalcare il cancello con quegli spunzoni altissimi elencandomi nella testa tutte le situazioni in cui ho scavalcato muri e muretti, ordinandole per grado di difficoltà, ho immaginato quante radiazioni dell’antenna di Monte Mario arrivassero fin là. Ho ripensato a Marie Antoniette di Sofia Coppola che mi era piaciuto molto e quindi a Parigi e poi alla Francia e al viaggio in Normandia, quando avevo 4 anni, e alla faccia di mia madre vedendomi immersa nella sabbia di Mont-Saint-Michel nell’ora di bassa marea. E pure ai leggins a fiori che vanno tanto adesso e che da ragazzina collezionavo con grande fierezza. Ed era pure più carino chiamarli fuseaux.

Oh Ben!  La mano dell’ amica che mi guida là in mezzo mi strattona e mi fa tornare alla realtà umida dell’esterno Villa. Serve più serietà, più impegno. Meno distrazione, perché se sei bassa e perdi la mano amica di chi ti guida, è la fine. La rabbia giovane la senti in quel  Sto in lista o C‘ho ‘r tavolo pronunciati con una convinzione che invidio. E che, ieri, sulle facce di damerini con le camicie coi fronzoli, aveva tutta un’altra credibilità. Che poi a dirlo, mi sa che dà un sacco di soddisfazione. Alla fine ho pensato che la calca è la calca, che tu sia a Villa Miani o al Forte Prenestino.

Stasera spazi aperti e tanta aria.

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