Italia a Pezzi. Viaggio dal Sud al Nord

Pausa Roma al Sud: dalla Tangenziale Est alla Salerno Reggio Calabria. PARTE UNO

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Mentre ragionavo sulla distanza, la dividevo in sillabe, ci entravo dentro con tutte le scarpe poi mi rigiravo dall’altra parte, sono partita per il Sud. Una C1 abituata a Roma, per un viaggio dalla Tangenziale Est alla Calabria di Villa San Giovanni. Da Agropoli a Marina di Camerota, il vagabondaggio nel Cilento è stato una tenda – a volte un letto-, una trentina, una milanese, una romana e un’amaca che non ha trovato pace. C’è da capire perché in gran parte del Cilento i campeggi scarseggino e perché la scritta colorata “Camping” indichi poi villaggi iper attrezzati, con le piscine ma senza tende. Agropoli comincia con la scoperta in un agriturismo comodo che la pizza Napoli come la intendiamo noi romani non esiste, ma è invece come la Marinara, pomodoro e aglio. IMG_1538Camminiamo verso il Castello aragonese e tra i vicoletti in salita spunta qualche sacchetto di spazzatura sospeso da terra, calato dalle finestre con lo spago. Il borgo in cima è calmo, pieno di ulivi. Oh comunque sti paesini così suggestivi stanno solo in Italia! Al ritorno ci perdiamo e cominciamo a testare le nostre capacità di orientamento più guida, addormentandoci poi nella morsa delle Zanzare, ste stronze. Continueremo ad avere problemi di strade e insetti per tutta la vacanza. A colazione affrontiamo il tema caffè. Si parla di un certo Caffè assoluto, cioè un espresso. Ma molto più lungo. Il gusto del cappuccino non lo capiamo bene; da quel momento la trentina chiederà solo caffè timidamente normale; io e la milanese prenderemo ancora batoste di cappuccini in tutte le tappe del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La locandina del Circo Lidia Togni è dappertutto e rallegra ogni parete; del tendone nessuna traccia. Paestum alle undici è un forno e si respira l’aria dei greci di Sibari: un ristorante extra lusso con delle gigantografie dei templi 50 anni fa mi accoglie per fare pipì e già fiuto l’odore di mini babà e di quella che sarà la mia storia mangereccia al Sud. L’amica milanese porta un cappello texano e punta al Tempio della Pace. Ci istiga a comporre turbanti con sciarpe e parei che abbiamo – con i restanti, in teoria, avremmo dovuto costruire accampamenti da sogno nella nostra piazzola del campeggio -. La trentina rifiuta, io accetto abbandonando il mio cappello di paglia, il più caldo della storia. Le colonne massicce e perfette del Tempio di Era ci salutano. I ragazzini- turisti piangono Portami a casa!, e mi ricordo di quando piccolissima nel primo viaggio in Grecia pensavo esattamente la stessa cosa, annoiata mortalmente da quel bianco e ocra del marmo che ora mi esalta.

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Ma quante erbacce, ah se fosse da noi un sito così, sì che lo terrebbero bene! Lo dice una donna con accento da Bologna in su, sotto un cappellino da pescatore con scritto CAPRI. Do una gomitatina alla compagna trentina e proseguiamo. Quella a Paestum è stata la mia unica parentesi col turbante. A Castellabate guidiamo fino a ritrovarci in una strada che finisce dritta dritta in spiaggia, riempita di milioni di ombrelloni colorati. I clacson ci suonano ininterrottamente, tra retromarce improbabili e inversioni a u, manovre che saranno leitmotiv del viaggio. Finiamo in una caletta più in là. In un flusso di coscienza eterno due signore ci illustrano le meraviglie del Cilento. Certo che se stavate più giorni venivate al ristorante nostro a Salerno! Ma sta lontano, t’hanno detto che stanno solo in Cilento! Battibeccano. Ci chiedono, ci interrompono i morti a galla, le lezioni di tuffo. La lamparata, dovete fare la lamparata! Alla fine al primo campeggio ci accompagna Giorgia, o Caterina, in un tour accuratissimo, mappa alla mano. La seguiamo preoccupatissime. Ma in realtà ci fa vedere i bagni, la piazzola e basta. Ci assicura che l’animazione finisce a mezzanotte, – ma alle due di notte col vino che martella in testa si sentirà ancora Booomba e poi qualche canzone italiana schitarrata-. Si raccomanda di seguire la raccolta differenziata, ci terrorizza con sta raccolta differenziata; Ma quanta monnezza possiamo produrre in 3 in meno di 24 ore? Mi ricordano che Salerno è medaglia d’oro alla differenziata. IMG_1472Il primo aperitivo del Cilento lo facciamo nella spiaggetta di Santa Maria di Castellabate, dove riusciamo a prendere anche la prima multa. I ragazzini giocano col supersantos, il sole scende, il cielo è viola-indaco e gli ombrelloni della mattina sono finalmente chiusi e innocui. Palazzi sull’antico fanno da cornice alla spiaggetta; ci sediamo sui gradoni di legno vista mare. I calamari al cartoccio e la Peroni segnano l’inizio del viaggio. Ripartiamo la mattina dopo per Ascea, vediamo il Castello medievale di Velia – che nel V sec a.C. era Elea; da qui la scuola eleatica di Parmenide e poi di Zenone-. Dopo nemmeno 24 di attesa eccolo, il Circo Lidia Togni, fucsia ed enorme, bellissimo. Ci buttiamo in una fuga dai soliti ombrelloni da spiaggia appiccicati verso Torre del Telegrafo, pronte per continuare direzione Palinuro. Una soffiata sul concerto di Brunori Sas da parte di una sua innamoratissima fan ci stravolge i programmi: decidiamo di non poter mancare “VIVIAMOCILENTO”, PollicaArena del Mare, gratis. Ci ritroviamo su tra curvoni, due dei quali franati, con i tocchi di asfalto ancora in bilico, recintati da cordoni di cemento. Ci terrorizziamo un po’. Signora il concerto è qui vicino? – da quando siamo qui abbassiamo finestrini e chiediamo a tutti, qualsiasi cosa ci venga in mente-. Scopriamo che l’Arena del mare è quella che sta sul mare, ad Acciaroli, che è la più grande frazione del comune di Pollica, in montagna. IMG_1596Riscendiamo giù per accorgerci che trovare un tetto dove dormire in questa cittadina meravigliosa di pescatori e turisti è impossibile; e infatti non lo troviamo. Boicottiamo l’opzione dormire in macchina tra zaini e amache, e pure quella della spiaggia; vediamo delle suore e pensiamo alla loro potenziale ospitalità; alla fine riusciamo a farci abbassare vertiginosamente il prezzo di una doppia in montagna, con una certa faccia tosta al telefono della romana. Raggiungiamo il Bellavista – il sogno di un accampamento di tende, teli e felicità svanisce in un letto comodissimo- con la velocità che solo una trentina al volante può avere. Il cielo si infuoca e la salita in montagna è uno spettacolo di luci. In pochissimo siamo di nuovo giù, sotto la Torre normanna, la luna, Brunori Sas e scatole di ricordi. Tra il profilo della batteria e di una chitarra, oltre il palco, si vede la schiuma delle onde. Risaliamo dopo una Rosa particolarmente rock, sudate. E il Bellavista la mattina dopo ci fa trovare una colazione da depliant. Facciamo il punto: Roma, Trento, Milano e il Cilento. Un caffè semplice, per favore. Per arrivare a Palinuro Ci vorrà una mezzorÈtta, pronostica la milanese. Troviamo la ex strada statale 447 bloccata da due cuboni di cemento. Ci ferma l’ennesimo cartello “Strada deformata”. Torniamo indietro, dopo 30 minuti di curve e caldo, su montagne non troppo alte né troppo verdi, tra gli scheletri delle tante costruzioni lasciate a metà, grande interrogativo del viaggio – Per ogni casa non finita un trentino muore…si dirà-. Ci facciamo spiegare una strada lunga e alternativa di cui ricordo solo il passaggio per Vallo della Lucania. Poi dopo la mezzorÈtta – che sono due ore – arriviamo a Caprioli, poco lontano da Palinuro. Il campeggio ci offre una piazzola un po’ in discesa che alle 9 in punto ci sveglia col raggio di sole soffocante tra naso e bocca.

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La macchina scherza e un po’ e non parte, poi se ne esce con un rumoretto metallico. Prendiamo una barca e andiamo a fare il tour di Marina di Camerota, tra le spiagge vincitrici di premi Legambiente 2014, grotte dell’amore, grotte delle cattedrali e altre grotte. In sequenza davanti a noi vediamo i profili della Basilicata, poi della Calabria. Imparo a riconoscere quando nell’acqua si incontrano le correnti calde con quelle fredde. A Cala degli Infreschi fa freddo, ci raccontano della grotta che faceva da frigo naturale ai pescatori. Vediamo le decine di torri e torrette di avvistamento contro le incursioni saracene disseminate ovunque –le affascinanti Torri costiere del Regno di Napoli-. IMG_1843Al rientro un benzinaio ci parla di un certo “motorino” della C1 che mi farà stare in ansia fino al ritorno in quel Grande Raccordo Anulare che è casa mia. Sarà il Meccanico Alfredo, a San Nicola, a dirci che è tutto ok tra i mucchi di copertoni e i grappoli di uva. Camerota è un bel paesotto di montagna, che mi ricorda quello della mia bisnonna nel Lazio. Mentre gironzoliamo nel silenzio assordante del tardo pomeriggio di domenica tre signore sedute sulla soglia di casa ci chiedono da dove veniamo. Inizia una conversazione surreale in cui nessuna delle sei interlocutrici capisce l’altra. IMG_1679Ci rincorriamo in un’alternanza di domande di cui riusciamo a capire sì e no due parole, e di risposte, il più delle volte fuori tema perché le due parole che pensavamo di aver capito non erano quelle giuste. La vernata qui è fredda (?!) A Milano una di loro è stata in una via Padova che deve averla colpita molto perché la ripete di continuo; a Trento c’è una tale signora …. che ha una lavanderia ma che è vedova. Se ci guardiamo, la generazione giovane e quella delle sedie, abbiamo tutte gli occhi socchiusi, per filtrare ogni suono sconosciuto. Ci elencano i Santi del paesino e poi tutte le chiese, ci dicono che il parroco sta in vacanza e che i turisti stranieri non le capiscono. Ognuno ha la sua lingua; dico che la Storia dei dialetti tutti diversi è cosa bella, sicura di trovarle tutte d’accordo. Ma invece niente, nessuna è d’accordo con me. O forse ho capito male.. Continua..

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